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Attualità

Ribellarsi alle frasi fatte

Pubblichiamo la 4ª puntata del Dizionario della “Gen Z”, i ragazzi cresciuti tra smartphone e social. Con un linguaggio spesso sconosciuto agli adulti. Si ringraziano gli autori Daniele Busi e Luca Torresan della società Value Partners www.valuepartners.com

Giovani

Una volta a Roma si diceva «fa li guadagni de Maria cazzetta». Maria filava e non si guadagnava neppure i soldi del lino. Era un modo di dire che raccontava uno stato, una situazione, una dinamica. Non si sono inventati nulla. Non sono certo i primi a parlare per frasi fatte, slogan, invenzioni linguistiche che ti tolgono la fatica di trovare le parole. La passione Gen Z per la frase gergale è roba antica. Il padre in fondo è di una bellezza poetica senza fine. È il dolce Sancho Panza che parla solo per proverbi, uno dopo l’altro, come per rassicurarsi e per cercare un senso in quell’avventura. Don Chisciotte lo rimprovera, ma Sancho in quel «trigger» trova un rimedio alla propria ansia. Se le frasi già ci sono non c’è bisogno di andarle a cercare nell’universo infinito delle parole. Parlare per sentito dire. Cervantes aveva già capito che il repertorio del senso comune è una macchina che gira a vuota. È il latino maccheronico del Dottor Balanzone, maschera bolognese che ha ridotto il sapere a formulario. È la lieta borghesia del farmacista Homais in Madame Bovary di Flaubert, che non dice mai una frase sua ma ripete i luoghi comuni del «progressismo». È la propaganda del fascismo («A chi l’Abissinia? A noi!») e le illusioni, ipocrite, del ’68 ripetute come mantra della gioventù universale («La fantasia al potere»). È per questo che i migliori di questo tempo confuso andranno a cercarsi le parole perdute, come sfida a chi le ha dimenticate.

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