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Attualità

A Bolzano il caffè più caro

A Messina invece listini poco superiori a 1 euro

Una macchina da caffè durante l'erogazione in una tazzina, in una immagine di archivio, Roma, 26 marzo 2022. ANSA/FABIO FRUSTACI

In alcuni bar si usa servire la tazzina di caffè con un piccolo bicchiere d’acqua, ma avanti di questo passo alcuni potrebbero pensare di chiedere solo l’acqua. Negli ultimi anni una sorta di mannaia si è abbattuta sul conto della pausa caffè. I più arrabbiati abitano a Bolzano dove un espresso si paga in media 1,51 euro. Mentre a Messina bastano 1,06 euro, un paradiso della caffeina. Si traduce in pochi spiccioli per chi al bar entra di rado, una bella differenza per chi ci va un po’ più spesso. A fotografare il divario è il Centro di formazione e ricerca sui consumi che ha elaborato i dati del Mimit raccolti nelle province italiane. Il prezzo medio nazionale è arrivato a 1,29 euro: 25 centesimi in più rispetto al 2021. La moneta da un euro, che un tempo bastava per saldare il conto, oggi in media non è più sufficiente. E meno male che in posti come Milano ormai si paga con le applicazioni, altrimenti servirebbe un salvadanaio.

Bolzano - si diceva - si conferma in cima alla graduatoria. Sono valori medi: non significa che ogni bar altoatesino applichi lo stesso listino, né che in riva allo Stretto di Messina si trovi ovunque il medesimo prezzo. Il punto è che quei 25 centesimi di rincaro medio rispetto al 2021, moltiplicati per due consumazioni quotidiane, valgono 182,50 euro all’anno. Fra le altre città a Milano l’espresso costa in media 1,27 euro, meno di Mantova (1,37) e Brescia (1,30), mentre Bergamo si ferma a 1,24. Roma resta persino sotto quota 1,20 euro. A insidiare Bolzano è invece Pescara, con 1,49 euro.

Dentro la tazzina non finiscono soltanto i chicchi. Pesano anche l’energia e i costi di gestione dei locali, che gli esercenti trasferiscono sul conto finale. Così il piccolo lusso più democratico degli italiani diventa un po’ meno leggero. A Messina resiste meglio, a Bolzano chiede uno sforzo in più.

Fermo restando che gli esercenti ormai hanno margini nulli, se non addirittura negativi su questo tipo di prodotto. Secondo alcune stime, del resto, per avere una marginalità al giorno d’oggi una tazzina di caffè dovrebbe costare almeno 1,50 euro. Anche ai prezzi (rincarati) dei giorni nostri, quindi, la maggior parte delle attività non guadagna sulla pausa caffè, ma punta a utilizzarla come un sistema per attrarre clienti che poi consumano altri prodotti che garantiscono una marginalità ben superiore.

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