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Attualità

Testimoni di Geova, svolta dopo 80 anni: tolto il veto sulle trasfusioni di sangue

Cade un tabù che resisteva dalla Seconda Guerra Mondiale: ecco cosa cambia per i seguaci di Geova e quali trasfusioni vengono praticate dalla Medicina moderna

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Dopo tanti decenni i Testimoni di Geova aprono alle trasfusioni di sangue che riguardino i globuli rossi, i globuli bianchi, plasma e piastrine ma non il sangue intero, per il quale rimane vietato: è quanto comunicato sui canali ufficiali con l’Aggiornamento numero 6 dal Corpo Direttivo.

Le novità

L’impossibilità di ricevere sangue da altre persone risaliva alla Seconda Guerra Mondiale. Già nello scorso mese di marzo è avvenuta una prima apertura, ovvero quella relativa all’autotrasfusione, dando la possibilità a un paziente, per un intervento chirurgico, di usare nuovamente il proprio sangue che era stato precedentemente prelevato. Con l’ultimo aggiornamento, il Direttivo ha spiegato che “il principio si applica anche ai quattro maggiori componenti del sangue”.

Le trasfusioni praticate oggi

Rispetto al passato, molto spesso nella medicina attuale si adotta una terapia mirata, chiamata “terapia con emocomponenti”: si preferisce cioè eseguire una trasfusione soltanto con la parte specifica del sangue di cui necessita il paziente invece del sangue intero. In questo modo si riducono i rischi di reazioni avverse ottimizzando l’uso delle donazioni. Quello adottato dai Testimoni di Geova, dunque, oltre ad essere un cambiamento epocale, riguarda la possibilità di eseguire la stragrande maggioranza di trasfusioni di sangue, pari praticamente al 99%.

Il divieto del passato

Fino a pochi giorni fa, però, c’era un veto decennale: su un articolo pubblicato su “La Torre di Guardia”, venivano interpretati letteralmente alcuni passaggi delle Sacre Scritture dove veniva imposto il divieto di “astenersi dal sangue”.

Il quotidiano La Stampa ha raccolto le dichiarazioni di una fedele di Geova, Laura Bartolini, che ha abbandonato la propria fede per la morte di un bambino dovuta a una mancata trasfusione di sangue. “Ho perso mio padre, mia madre e ho tagliato i rapporti con mia sorella. Erano la mia famiglia, ma non me la sento di dire che fossero le mie persone più care. Sono stata testimone di Geova dai 4 ai 19 anni. Quando lasciai la congregazione, i miei non la presero affatto bene. Mi hanno avversato a lungo, anche in modo subdolo e, di fatto, non abbiamo mai più risanato la relazione”.

Dopo questa premessa, ha raccontato al quotidiano l’episodio che l’ha fatta allontanare definitivamente dal culto. “Ci fu un momento preciso in cui decisi che era finita. Un mio collega scoprì che suo figlio era malato, i medici gli dissero che per curarlo era necessaria una trasfusione, ma lui rifiutò. Me li ricordo come fosse adesso: i confratelli che andavano da lui a dirgli di resistere, di non cedere alla tentazione del diavolo. Il bambino morì, aveva 18 mesi. Il giorno del funerale c’era questa bara piccolina, tutta bianca e nessuno che piangeva. C’era un’atmosfera di soddisfazione, non di tristezza. Quando vidi mio padre stringergli la mano e dirgli: ‘Bravo, sei stato coerente’, ne ebbi abbastanza”.

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