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“A Milano c’è grande voglia di hockey. Bisognava fare qualcosa per la città”

Dopo dieci anni di assenza il capoluogo meneghino riabbraccia il ghiaccio. Questa sera a Innsbruck il debutto nella massima serie (Ice League) del neonato Milano Hockey Club. Parla Christof Leitner

Hockey Milano
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Questa sera a Innsbruck comincerà ufficialmente l’avventura del Milano Hockey Club. Dopo 10 anni il capoluogo meneghino riabbraccia l’hockey su ghiaccio con una nuova squadra, nata nel 2026, che giocherà nella prestigiosa Ice Hockey League. Christof Leitner, imprenditore vipitenese e Ad di Intercom Dr. Leitner, azienda specializzata in tecnologie per ambienti invernali e nella realizzazione e gestione di piste di ghiaccio, è il presidente di questa nuova realtà.

Come e quando è nato il progetto Milano Hockey Club?

«Noi eravamo coinvolti come azienda nella realizzazione del ghiaccio per le Olimpiadi Milano-Cortina e ho sempre visto un entusiasmo, a gennaio, quando ci sono state le finali di Coppa Italia. Proprio in quel momento ero insieme ad alcuni esponenti della politica milanese e al presidente della Federghiaccio Andrea Gios e ci siamo detti: Quanta voglia c’è di hockey. Io dicevo: Perché non fate niente? Qui bisogna fare qualcosa. Così è anche nato un po’ tutto il progetto. Durante le Olimpiadi abbiamo fatto due riunioni con i vertici della politica e Fondazione Fiera Milano, con il presidente Giovanni Bozzetti, che ha dato il massimo supporto. Il 19 febbraio, Bozzetti, il sindaco Sala e Gios hanno annunciato di realizzare una struttura temporanea a Milano (prima in casa il 9 ottobre, ndr)».

Come mai in Ice Hockey League?

«Penso che Milano meriti di giocare nella massima lega. La Ice Hockey League è una lega professionistica, con giocatori professionisti, Sotto c’è un’altra lega e poi il campionato italiano. Siamo partiti dal primo giugno e da allora a oggi abbiamo fatto passi da gigante. Si può immaginare cosa significhi costruire una squadra da zero in pochi mesi. Non era certo scontato riuscire a essere competitivi».

Qual è stata la filosofia che avete seguito per costruire la squadra?

«Vogliamo avere una squadra competitiva, in grado di vincere delle partite. Ha poco senso partecipare al campionato per giocare per l’ultimo posto, anche se poi tutto può succedere. Nel board abbiamo Chris McSorley, una vera istituzione dell’hockey, come suo fratello che ha giocato nella Nhl. Questo ci ha dato una grande mano. Ma il mio vero punto forte è stato metterci subito insieme con i vecchi Milano Devils, il movimento giovanile della Lombardia e soprattutto di Milano. Abbiamo trovato partner eccellenti, convinti dell’importanza di costruire qualcosa di duraturo. Se non hai un vivaio, non serve fare una squadra di alto livello. Tra quattro o cinque anni dobbiamo avere qualche giocatore di Milano che giochi nella nostra squadra. È anche per questo che lo stiamo facendo».

Qual è l’obiettivo del progetto e cosa può garantire ai tifosi?

«La garanzia purtroppo nel nostro mondo non esiste. L’unica cosa che posso dire è che noi ce la mettiamo tutta. Abbiamo bisogno di un grande supporto da Milano e dalla Lombardia. Speriamo di sostenere anche l’hockey italiano, che ha bisogno di squadre come Milano. È un progetto che deve crescere nel tempo, con basi solide, e per farlo servono risorse e continuità. Abbiamo bisogno di sponsor e di supporto. Devo dire che la politica ci sostiene, non in termini economici, ma con un supporto concreto, così come Fondazione Fiera e la Federazione».

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