Anna Frank diventa Anita Franco, adolescente Latinx e pansessuale. Peter si interroga sulla propria identità di genere. Il tutto condito da hip hop, anticapitalismo, decolonizzazione e intersezionalità. Sembra la caricatura perfetta di una riscrittura woke della storia. Ed è esattamente questo il punto.
A New York è arrivato “Slam Frank”, il musical satirico ideato da Andrew Fox e Joel Sinensky che prende di mira le ossessioni delle identity politics contemporanee. Le anteprime sono iniziate il 17 settembre all’Orpheum Theatre, mentre il debutto ufficiale Off-Broadway è previsto per il 4 ottobre. Lo spettacolo immagina una compagnia teatrale progressista alle prese con una domanda diventata virale sui social nel 2022: “Anne Frank ha mai riconosciuto il proprio privilegio bianco?”. Da lì parte la follia.
La risposta della compagnia immaginaria è quella di “aggiornare” completamente la vicenda. Anna diventa così Anita Franco, ragazza latina e pansessuale trasformata in rapper, mentre la sua storia viene riletta attraverso una lente “intersezionale, multietnica, genderqueer e afro-latina”. Una specie di “Hamilton” portato fino alle estreme conseguenze, dove ogni elemento della storia viene passato al setaccio del nuovo vocabolario progressista.
Il bersaglio, però, non è Anna Frank. E nemmeno le identità rappresentate sul palco. A finire sotto la lente della satira è piuttosto quel meccanismo per cui qualsiasi opera, personaggio o vicenda del passato deve essere reinterpretato attraverso categorie contemporanee, possibilmente accompagnato da una lezione morale già pronta.
Gli stessi autori hanno spiegato di non voler consegnare al pubblico un messaggio politico prestabilito. Fox ha raccontato che ogni volta che lo spettacolo rischia di diventare una predica, la scrittura prova deliberatamente a cambiare direzione. Olivia Bernábe - che interpreta Anita ha sintetizzato così il senso dell’operazione: “Prendiamo in giro, ma non prendiamo in giro l’identità”. Il vero obiettivo è l’idea che l’identità di una persona possa automaticamente coincidere con la sua superiorità morale.
E qualcuno a quanto pare non ha gradito. Bernábe ha raccontato che alcuni spettatori si sono alzati e hanno lasciato la sala. Non è chiaro se perché offesi dalla parodia o perché semplicemente la provocazione fosse andata oltre la loro personale soglia di tolleranza. Ma per uno spettacolo nato proprio per mettere alla prova i confini della satira, difficilmente poteva esserci pubblicità migliore.
Il regista Sam LaFrage lo ha detto senza mezzi termini: l’obiettivo è tornare a fare teatro capace di mettere a disagio, senza la costante paura della cancellazione. Insomma, “Slam Frank” non prova davvero a trasformare Anna Frank in una testimonial dell’intersezionalità, fa qualcosa di molto più corrosivo: immagina cosa succederebbe se certi automatismi del woke venissero applicati fino in fondo.
Il risultato è Anita Franco, Latinx, pansessuale e rapper. Una caricatura così estrema da sembrare impossibile. Ed è forse proprio per questo che funziona.
