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Cambio al vertice della sanità militare, il generale Catalano lascia dopo 46 anni di servizio

Il Tenente Generale Vincenzo Campagna subentra alla guida dell’Ispettorato. Si conclude la straordinaria carriera di un ufficiale medico che ha unito eccellenza clinica e scientifica e riconosciute capacità di comando

Catalano

Il Tenente Generale medico Carlo Catalano lascia la guida dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare e il servizio attivo dopo quasi 46 anni trascorsi in uniforme, al termine di una straordinaria carriera dedicata alla Difesa e al Paese. Cardiologo di riconosciuta autorevolezza, protagonista dell’attività scientifica, accademica e formativa e comandante militare di comprovata capacità, Catalano ha saputo coniugare l’eccellenza della professione medica con le qualità decisionali, organizzative e di leadership richieste dagli incarichi operativi e di vertice. A raccoglierne il testimone è il Tenente Generale Vincenzo Campagna, nel corso della cerimonia presieduta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano.

“Servire l’Italia è stato il più grande privilegio della mia vita”, ha affermato Catalano nel suo intervento di commiato. Un discorso rivolto agli uomini e alle donne della Sanità Militare, attraversato dalla memoria e dal senso del dovere, ma soprattutto proiettato verso il domani: “Le sfide del futuro non si affrontano nel futuro. Le sfide del futuro si declinano al presente. Non aspettate il futuro. Costruitelo”.

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Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1988 e specializzato in Cardiologia alla Sapienza Università di Roma nel 1993, Catalano ha trascorso gran parte della propria attività al Policlinico Militare “Celio”, passando dagli incarichi clinici in Cardiologia e terapia intensiva coronarica alla guida del Dipartimento di patologia cardiovascolare, dell’Unità complessa di Cardiologia e UTIC e del Dipartimento di medicina, fino a diventare direttore ospedaliero e direttore del Policlinico.

Nel percorso che lo ha condotto alla direzione del Celio, Catalano ha avuto responsabilità di primo piano anche durante la pandemia. Il Policlinico si trasformò in Covid-Hospital aperto ai pazienti civili e militari e fu inserito nella rete sanitaria regionale come struttura “spoke” dell’Istituto Spallanzani. Arrivò a disporre di 150 posti letto, 50 dei quali modulabili tra terapia intensiva e subintensiva, contribuendo ad alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere romane e sul Servizio sanitario nazionale. Un’esperienza divenuta simbolo concreto della capacità della Sanità Militare di mettere personale, organizzazione e tecnologie al servizio dell’intera collettività.

Alla lunga esperienza ospedaliera Catalano ha affiancato quella nei teatri operativi: nel 1991 nell’ospedale militare da campo in Iraq durante l’operazione “Airone”; nel 2000 e nel 2001 in Kosovo, nell’ambito dell’operazione “Joint Guardian”; nel 2005 come direttore dell’ospedale militare da campo di Tallil, in Iraq. Incarichi nei quali la competenza del medico si è unita alla fermezza e alla capacità di comando dell’ufficiale.

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Nel 2024 è stato nominato Capo del Corpo Sanitario dell’Esercito e Ispettore Generale della Sanità Militare. Tra le onorificenze ricevute figurano quelle di Cavaliere, Ufficiale e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la Decorazione d’Onore Interforze dello Stato Maggiore della Difesa e la Medaglia Mauriziana.

Durante il suo mandato ha promosso una Sanità Militare moderna, unitaria, interforze e integrata nel Sistema Paese, rafforzando i rapporti con il Servizio sanitario nazionale, le università, la ricerca, la Protezione Civile e i Paesi alleati. Digitalizzazione, Cartella sanitaria elettronica militare, formazione continua, esercitazioni NATO e ricerca applicata sono state le direttrici di un’azione culminata nel contributo alla riforma introdotta dal decreto legislativo 3 aprile 2026, n. 74, fortemente voluta dal Ministro Crosetto e che proietta nel futuro lo strumento sanitario militare.

Portolano ha rivolto a Catalano il ringraziamento delle Forze Armate per il servizio reso alla Difesa e alla Nazione e per il contributo offerto alla crescita della Sanità Militare. Al generale Campagna spetta ora il compito di tradurre la riforma in organizzazione e capacità operativa concreta.

Catalano lascia formalmente il servizio attivo, ma non sembra considerare concluso il proprio rapporto con le istituzioni: “Chi ha consacrato l’intelletto alla scienza medica e la propria vita al servizio dell’Esercito, delle Forze Armate e della Patria resta soldato e medico nell’intimo della propria coscienza”. Parole che lasciano intravedere come la fine della carriera in uniforme possa essere, per un profilo di così elevata esperienza, l’inizio di nuove e qualificate forme di servizio al Paese.

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