A Milano con un figlio si parla di tutto. Tanto, pure troppo. Fin da quando, lui o lei, il pargolo, neanche parla. Si chiede cosa vuole fare da grande ancor prima che sappia allacciarsi le scarpe. Si indagano le relazioni con gli amici, con i professori. Shopping, moda, sport, film, motorino sì/motorino no, meglio la macchinina, torna presto, questa casa non è un albergo. Ma di sesso, mai. Neanche quando lui o lei, il pargolo non più pargolo, parla tanto o parla per niente perchè in adolescenza succede tutto e il contrario di tutto. Tutti uguali questi adolescenti? Neanche per idea. Qui intanto non si parla di ragazzi, ma si parla di genitori che non sono tutti uguali. Perchè il report dell’Osservatorio Durex-Skuola.net mette a fuoco quelli milanesi, papà e mamme iperconnnessi, sempre un passo avanti, anticipano le tendenze, muovono capitali, corrono, accompagnano, prenotano, rispondono a una mail al semaforo, organizzano la cena nella chat di famiglia ma si inceppano quando la domanda arriva (o non arriva) dai figli. Il tabù resta tabù. Proprio nella città più internazionale d’Italia. Sei giovanetti milanesi confessano di non aver mai parlato con i propri genitori di sessualità. Nel resto d’Italia sono due di meno, 4 su 10. Il fatto è che certe conversazioni non rispettano gli appuntamenti. Un figlio può aver voglia di parlare proprio quando bisogna già essere altrove. E sul sesso, sui sentimenti, il «dimmi al volo» non funziona. L’ostacolo? I ragazzini (quasi la metà) dicono di sentirsi a disagio nel parlarne apertamente. Troppa fretta? Può darsi. Ci vogliono le parole giuste, il momento adatto, l’umore giusto? Anche questo può essere. Anzi è senz’altro vero. Ma nel frattempo mentre Milano corre, il web ha già risposto.

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