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Attualità

Dal G8 di Genova a Gazaweb: chi sono gli hacker italiani di Autistici/Inventati colpiti dagli Usa

Nato nel 2001 dall’area antagonista, il collettivo offre servizi digitali gratuiti e sostiene software libero, anonimato e autogestione

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“Socializzare saperi, senza fondare poteri”. Si apre con una citazione di Primo Moroni il manifesto di Autistici/Inventati, collettivo tecnologico italiano che compare fra i gruppi sanzionati dal governo statunitense.

La storia del collettivo di hacker viene da lontano. Il gruppo, nato con il G8 di Genova, affonda infatti le sue radici nel sito web Indymedia Italia, precursore di quel “citizen journalism” che, quando ancora non c’erano i social, riuscì a offrire una copertura mediatica “dal basso” dei fatti di Genova. “Don’t Hate the Media, Be the Media” era il motto del progetto.

Dall’esperienza di Indymedia alla nascita del collettivo

È da quelle esperienze che nasce il collettivo autistici.org/inventati.org nel 2001, “dall’incontro di individualità e collettivi provenienti dal mondo antagonista e anticapitalista, impegnati a lavorare con le tecnologie e attivi nella lotta per i diritti digitali - si legge sul sito del collettivo - Crediamo che questo non sia affatto il migliore dei mondi possibili. La nostra risposta è offrire ad attivisti, gruppi e collettivi piattaforme per una comunicazione più libera, come per esempio email, blog, mailing list, instant messaging e altro”.

“Crediamo che la comunicazione debba essere libera, gratuita e quindi universalmente accessibile - scrive il collettivo tecnologico italiano - Noi ci proviamo, offrendo servizi online (spazio web, posta elettronica, mailing-list, blog, newsletter e altro ancora) a individui e progetti in linea con queste esigenze; fuori dalla logica commerciale dell’offerta di servizi e di spazi a pagamento, accogliamo volentieri chi vive conflittualmente la censura culturale, mediatica, globalizzante dell’immaginario che ci viene preconfezionato e venduto”.

Software libero, autogestione e il progetto Gazaweb

Il gruppo hacker si batte contro il copyright tradizionale e sostiene l’adozione esclusiva di software libero e licenze aperte. Alcuni di loro da qualche anno collaborano al progetto Gazaweb della ong Acs Italia, che ha dato vita agli “Alberi della rete”, hotspot rudimentali che hanno permesso di riportare la connessione internet in alcune zone della Striscia.

“Riteniamo che i mezzi di comunicazione non debbano essere ad uso e consumo dei professionisti dell’informazione. Crediamo nel valore delle pratiche di autogestione: per questo non abbiamo sponsor, né finanziamenti di altro tipo, che non siano sottoscrizioni volontarie di quanti ritengono importante la sopravvivenza del progetto. Nessuno di noi guadagna un cent da questo progetto. Anzi”.

“Gli aspetti tecnici e politici dell’attività di questo server vengono decisi assieme, nel modo più trasparente e orizzontale che ci è possibile, discutendo in una mailing list. Non abbiamo un coordinatore né un portavoce, né facciamo delle votazioni”, concludono gli “hacktivisti” nel loro manifesto.

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