Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, da dove nasce l’idea di costruire un nuovo palazzo del ghiaccio?
«Per due motivi, il primo è strettamente correlato alle Olimpiadi che hanno visto il nostro quartiere fieristico diventare teatro di due arene sportive per lo speed skating e l’hockey femminile su ghiaccio. Volevamo lasciare una vera e propria legacy strutturale alla città».
È anche l’unica...
«Paradossalmente sarà anche l’unica. Durante le Olimpiadi ho incontrato tanti appassionati che mi hanno raccontato quanto le attività su ghiaccio fossero richieste e quanto alcuni fossero impossibilitati a pattinare, soprattutto i bambini, dovendo spostarsi in altre province per potersi allenare. Non solo, la squadra di hockey di Milano che aveva vinto 32 titoli nazionali, si è sciolta per mancanza di impianto. Adesso, grazie alla realizzazione dell’impianto, si è ricostituita».
E dire che Milano aveva una squadra e aveva l’Agorà, il palazzo del Ghiaccio, che per inerzia, inefficienza, vari motivi, il Comune ha abbandonato al degrado.
«Io sono abituato a guardare avanti, a vedere quello che si può costruire: ho intercettato un’esigenza, che era riavere un’arena del ghiaccio in città e in tempo record abbiamo realizzato una struttura da 4mila posti che è stata apprezzatissima da tutti gli atleti che sono venuti sinora sia del pattinaggio di figura artistico che dell’hockey».
Diceva che c’era un secondo motivo dietro alla Fiera Ice Arena
«Creare una stretta connessione tra la città e la Fiera: adesso si dirà vado a pattinare in fiera. Per me è una brand awareness straordinaria, un’attività a supporto delle attività fieristiche che rafforza il legame tra Milano e il polo espositivo. L’arena rientra in una strategia di diversificazione delle attività nel quartiere: non solo fiere, ma anche attività sportive con il Palazzo del Ghiaccio o eventi con il Live Dome che aprirà a marzo e che sarà la più grande venue coperta d’Europa per concerti, capace di ospitare sino a 45mila spettatori in piedi».
Tornando alla Fiera Ice Arena, al momento si tratta di una struttura provvisoria, è presto per Milano e per l’hockey per cantare vittoria?
«Per il momento è un’arena provvisoria che durerà dai 3 ai 5 anni, con la possibilità di chiedere l’estensione della concessione del terreno di un anno più un altro anno. Questo periodo ci serve realizzare il palazzo del ghiaccio definitivo. Stiamo già studiando dove possa essere costruito e come».
Questa operazione di avvicinare Milano alla fiera e viceversa è già stata fatta con le Olimpiadi.
«È stata fatta con i Giochi, io ho dato un ulteriore impulso con la piattaforma My Fair Plus dove qualsiasi visitatore della Fiera può vedere quali sono gli eventi culturali che si svolgeranno durante il suo soggiorno a Milano e comprarsi direttamente il biglietto, come quello del treno. Non solo cultura però, perché dentro c’è anche la verticale enogastronomica e gli eventi sportivi».
C’era bisogno di fare un sito con tutti gli eventi culturali della città?
«Io ne ho ravvisato l’esigenza perché non c’era e quindi era giusto farlo. Ho coinvolto tutte le forze della città attorno a questo. Credo sia necessario lavorare per il benessere di Milano e non farsi le guerre campanilistiche. Serve sempre la massima collaborazione».
Tornando all’arena domani la squadra disputerà la prima partita in casa.
«Esatto, ci sarà la prima partita contro Innsbruck e poi due giorni dopo il derby contro Bolzano. Sarà un grandissimo momento di festa anche per la città, per tutti gli appassionati perché finalmente tornerà la squadra di Milano a giocare e tanti appassionati e tifosi potranno tornare a supportarla con le loro bandiere. Vorrei che l’Ice Arena diventasse un luogo per le famiglie: nel week end e alcuni giorni la sera, la pista è aperta al pattinaggio libero».
