È il mattoncino il vero bene rifugio dell’industria del giocattolo. Ovviamente quello colorato della Lego, il cui successo non accenna a diminuire con i decenni. Anzi, le «costruzioni» (un tempo si chiamavano così) beneficiamo di un vero effetto di accumulo generazionale: continuano ad attirare i più piccoli ma si portano dietro anche le generazioni di ex bambini, che continuano a trovare attraente il gioco degli incastri, semplicemente ingrandendo i progetti e di conseguenza anche la spesa. Ciò che ha spinto Lego Group a una chiusura del primo semestre 2026 da record: un utile netto di 8,6 miliardi di corone, pari a 115 milioni di euro, in crescita del 32 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, ricavi per 41,9 miliardi di corone danesi (5,6 miliardi di euro, +21 per cento), vendite cresciute del 22 per cento. «Il nostro portafoglio prodotti - il commento entusiastico dell’ad del gruppo danese Niels B Christiansen - offre proposte per tutti i gusti e le esperienze legate al brand, capaci di inserirsi nel contesto culturale, continuano a trainare la domanda a livello globale». «È davvero gratificante - prosegue Christiansen - vedere la passione e l’impegno dei nostri 34mila collaboratori, che lavorano ogni giorno per ispirare bambini e appassionati in tutto il mondo».
In realtà il sospetto è che siano più gli appassionati che i bambini a «costruire», pezzo dopo pezzo, un fatturato così gigantesco. A dimostrarlo sono infatti i prezzi dei vari kit: quelli a misura di «under 10» hanno infatti prezzi piuttosto accessibili, dai 9,99 euro in su, ma sono le scatole più ambiziose, chiaramente fuori portata dei bimbi per impegno economico e ingegneristico, a gonfiare le casse dell’azienda fondata nel 1932 a Billund da Ole Kirk Kristiansen e battezzata unendo le parole danesi leg e godt, ovvero «gioca bene». Nello shop online di Lego ci sono 74 referenze che costano più di 200 euro e tra essi la riproduzione del Titanic (9.090 pezzi, 679,99 euro), il Sistema di lancio spaziale NASA Artemis (3.601 pezzi, 259,99 euro), la Torre degli Avengers (5.201 pezzi, 499,99 euro), la splendida Sagrada Familia di Barcellona (12.060 pezzi, 749,99 euro) e il kit da record per costruire la Morte Nera di Star Wars: 9.023 mattoncini, 38 minifigure e mezzo stipendio: 999,99 euro.
Ne son passati di mattoncini sotto i ponti della Lego (magari il Tower Bridge di Londra, 3.745 pezzi, 299,99 euro) da quando decenni fa i pezzetti di varie forme e colori non erano al servizio di progetti da ingegneri aerospaziali, ma alimentavano più miti fantasie, casette da disegni di bambino, al massimo tende da pellerossa senza ansie da appropriazione culturale. Oggi i mattoncini sono politicamente corretti e sostenibilissimi, realizzati in ABS per lo più da fonti riciclate o rinnovabili. Verrebbe da dire: che noia. E invece no: che gioia.
