Un’esperienza unica, inimmaginabile. Oltre al “respiro” del vulcano più alto e attivo d’Europa, l’Etna, abbiamo percepito la “vita” del nostro amato pianeta Terra che si manifesta con la fuoriuscita della lava. Con Paolo Teri, esperta guida vulcanologica che fa parte del gruppo di EtnaSnow, abbiamo fatto una chiacchierata toccando i temi principali di questa colata lavica, quali sono le previsioni sull’evoluzione ma anche per l’interesse che porta sul vulcano centinaia e centinaia di persone ogni giorno.
L’eruzione in atto dell’Etna è la più intensa da quanto tempo a questa parte?
“Ce ne sono state anche altre a caratura più esplosiva che si possono quantificare come violente, più cattive e più potenti. Le colate di lava, come quelle in atto, sono sicuramente qualcosa di più spettacolare ma che consente di avvicinarci ai fronti lavici anche con gruppi di persone.
Secondo lei quali sono i maggiori pericoli?
“È più pericoloso trovarsi in quota dove si verificano le attività esplosive”.
Adesso sta accadendo qualcosa di particolare…
“La cosa bella di questa momento è la duplice attività: in vetta la fase esplosiva, un’attività stromboliana di forte intensità, ovvero un intervallo tra un flusso lavico e l’altro dettato da qualche secondo di silenzio con fortissime emissioni di nubi di cenere che hanno creato i disagi al traffico aereo così come la sporcizia su tetti e grondaie. Al netto di questo aspetto disagevole, l’aspetto visivo e che raccoglie un gran numero di appassionati è qualcosa di unico”.

Paolo, le ci parlava di una duplice attività: noi ci troviamo a 1.300 metri, questo fronte lavico non è quello che viene alimentato dal cratere a 3mila metri ma si è formato da bocche laterali. Di cosa si tratta e perché possiamo avvicinarci al fronte lavico in sicurezza?
“La colata lavica la seguiamo in tutti i suoi aspetti da quando è iniziata il 6 agosto. C’è stata una prima eruzione dalla sommità ma poi anche una piccola colata lavica dal cratere di Nord-Est. Un’occasione unica per osservare il cratere sommitale, il Centrale chiamato Voragine, che immette una parte di lava fluida anche nel cratere di Nord-Est. Già questo è qualcosa di unico nel suo genere”.
E successivamente cosa è accaduto?
“Si è aperta una frattura sub-terminale, sempre legata al condotto principale, a quota 2.750 metri. L’abbiamo potuta seguire da molto vicino con le guide e i gruppi fin quando l’area è stata interdetta per sicurezza. Successivamente siamo andati su altre colate laviche di bocche intermedie che si sono aperte a quote più basse: una a 2.550 metri, un’altra a 2.090 metri, un’altra ancora a 1.900 metri. C’è stata una successione che è andata via via sempre più in basso.
Tutto questo cosa significa, in cosa si traduce?
“È stato possibile andare incontro alle colate non soltanto ad alta quota ma anche a quelle più in basso perché più si allontanano dalle zone della sorgente calda, e più diventano accessibili. Queste lave camminano molto più a rilento in zone spianate, pianeggianti, come in questo caso che ci troviamo all’interno della Valle del Bove. E sono più sicure”.
Chi viene qui a vedere le colate lo fa in sicurezza, il fronte lavico è quasi fermo.
“Chiaramente si deve fare scientemente, vedendo la direzione della lava, rispettando le norme e le regole di restrizione che vengono imposte, in questo caso la distanza di 50 metri dal fronte lavico. In altre occasioni, per ovvie ragioni, bisogna stare più lontani e noi guide stiamo qui per far rispettare i regolamenti e far godere al meglio, in totale sicurezza, questo spettacolo”.

Alla luce di questo tipo di eruzione, che tipo di previsione si può fare per il prossimo futuro?
“L’Etna è un vulcano, come tale fa il suo mestiere, ovvero quello di eruttare. Noi dobbiamo essere lì pronti per sfruttare le occasioni per avvicinarci quando è possibile. L’Etna fa le sue attività in maniera del tutto imprevedibile, ogni eruzione è diversa dall’altra. Dobbiamo essere bravi a capire cosa cambia da eruzione a eruzione, non tutte sono uguali. In questo caso è sicuramente l’attività più facile per poterci avvicinare per la distanza che ricopre giornalmente, parliamo di poche decine di metri al giorno”.
Altre volte, però, può essere pericolosa.
“Cosa ben diversa è quando diventa un vulcano a caratura esplosiva con fontane di lava, nel parossismo, che possono anche raggiungere un chilometro in altezza. È chiaro che in quel caso non si potrà stare ad una distanza di 50 metri, mi allontanerò di 1-2 km e così via”.
Qual è la temperatura della lava dell’Etna?
“La temperatura della lava in fuoriuscita di sorgente, quindi dalla bocca effusiva, essendo un vulcano a ‘chimica-basica’, si trova intorno ai 1.080-1.100 gradi. Al suo fronte, a contatto con aria e pendenze, si riduce notevolmente tant’è che si può stare anche molto vicini con temperature sui 4-500 gradi”.
Come mai la parte superficiale della lava diventa nera?
“La lava si comporta come una sorta di cingolato: abbiamo una parte centrale, ben protetta e isolata dalla roccia sovrastante, che fa da schermo protettivo e scarsa conduttività qual è il basalto. A contatto con l’aria si raffredda, si forma una crosta rocciosa e densa, una sorta di mantello, e va a coprire la parte centrale che rimane più liquida. Dico che è una sorta di cingolato perché la lava rocciosa viene trasportata da quella centrale massiva e inghiottita dalla medesima lava calda che si trova al centro”.
In questo momento sussistono pericolo per i centri abitati?
“La mia esperienza mi fa dire che le eruzioni in sommità non sono mai arrivate ai Paesi, ai centri abitati. Questa è un’attività laterale, realmente è solo una questione di tempo: più dura un’eruzione, e più in là nel tempo potremmo avere una minaccia per i centri abitati. Solitamente si parla di valutazioni che si fanno da giorno in giorno, settimana in settimana o di mese in mese. Ovvero, se come in questa occasione il fronte lavico incontra una vallata, i tempi sono assai più lenti rispetto a quando incontra pendii più ripidi. Mi sento quindi di dire che, ad oggi, la colata lavica non può rappresentare un evento di minaccia o preoccupazione per i centri abitati”.
In conclusione, cosa si sente di dire?
“Su tutta la gente che si trova al fronte lavico, non voglio fare alcuna ramanzina. Anzi, mi fa piacere vedere le persone che si avvicinano ai fronti, mi sembra di ritornare un po’ alle origini, ovvero stare a contatto con la Natura. Quello che chiedo è di non prenderla soltanto come vita da social per pubblicare la bella fotografia ma il consiglio è di godersela appieno per se stessi e godere di un’esperienza incredibile e unica nel suo genere. La forza più incredibile, naturale, che abbiamo nel mondo deve essere goduta appieno e senza filtri.
Un’ultima domanda: lei che ne ha viste tante, come considera questa colata lavica? È la più bella di sempre?
“Non riesco a stilare una classifica ma la spettacolarità di questa eruzione è che ci sorprende giorno dopo giorno. Nascono bocche effusive così, dall’oggi al domani, nell’arco di poco tempo. È questo rinnovamento quotidiano e sorprendere di giorno, sicuramente è molto interessante”.
