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Attualità

I No Tav tornano a minacciare: “Rompiamo l’assedio”

“Domani mattina usciremo dal presidio, dobbiamo far girare loro la testa”

La colonna Sopra, Andrea Bonadonna, uno dei leader storici e fondatore del centro sociale Askatasuna di Torino. Sotto, un momento degli scontri di sabato scorso in Val di Susa

Una mobilitazione No Tav dopo la serata di lotta annullata oggi. Al termine di tre giorni di iniziative nel cosiddetto “non campeggio” di Venaus, “domani saremo in giro e chiamiamo un appuntamento la mattina alle 10 per uscire insieme dal presidio di Venaus”, annunciano i militanti. I presenti restano una cinquantina, sorvegliati continuamente dalle forze dell’ordine, anche con passaggi di un elicottero. “Invitiamo chi può a raggiungerci, invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà No Tav, a stendere un telo o mettere una bandiera No Tav fuori dalla propria casa o luogo di lavoro” dicono. Oggi, a rompere la tranquillità della giornata, qualche urla dal presidio contro polizia e giornalisti, durante l’identificazione di tre giovani arrivati in auto. La protesta prevista domani arriverà a poco più di una settimana dalla “marcia verso i cantieri della devastazione”, cui si erano contati in ventimila. Quel corteo, il 25 luglio scorso, era culminato negli attacchi che hanno provocato oltre 120 feriti tra le forze dell’ordine e danni per almeno un milione di euro nel solo sito di Chiomonte. I partecipanti, settemila per la Questura, erano partiti proprio da Venaus, dove si svolgeva il Festival dell’Alta felicità. “Vogliamo rompere l’assedio - annunciano oggi - vogliamo cogliere quest’occasione di attacco mediatico, politico e militare come uno dei tanti momenti per ribaltare la paura, per farla cambiare di campo. Dicono che Venaus è per loro troppo evocativo, dunque non possiamo starci. Beh, se lo è per loro, lo è senz’altro, se non di più, per noi. Ci evoca ricordi di resistenze passate e sogni sempre attuali di libertà. Quindi, rilanciamo”. La quattro giorni del Campeggio della Piana - da giovedì a domani - si sarebbe dovuta tenere a Susa, vicino ai cantieri Tav. Ma tre ordinanze prefettizie hanno imposto i divieti di campeggio libero in paese e a Bussoleno, di accesso ai sentieri e alle aree prossime ai siti sorvegliati e anche di detenere oggetti idonei a nascondere il volto. Così giovedì i militanti si sono trasferiti nello storico presidio di Venaus, su un terreno privato. Una quarta ordinanza ha vietato poi anche qui il campeggio libero. I No Tav si sono rifiutati di lasciare l’area e hanno aggiornato il programma. Al centro dei momenti di confronto e delle proiezioni anche la campagna Faz’a in Cisgiordania, le lotte contro l’Ice di Trump, il 41 bis e lo sciopero della fame di Alfredo Cospito. “La notte la si passa in bivacco. Non vogliono che mettiamo le tende, dunque mettiamo un telo, qualche coperta e guardiamo le stelle all’ombra di un enorme bandiera della Palestina”. Oggi invece nel tardo pomeriggio quella stessa bandiera è stata issata, come a fare da paravento, per proteggersi dalla vista dalla strada. Alle 18.30 intanto un’assemblea. “Ci vediamo stasera per cenare insieme al presidio di Venaus e per qualche concertino. Poi, a nanna presto perché - il programma - domani mattina dobbiamo far girare loro la testa”. Dall’altra parte della provinciale 210, Digos e reparti antisommossa continuano a sorvegliare.

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