La violenza organizzata sta prendendo piede in modo sempre più netto, e lo sta facendo valicando i confini italiani. Lo dimostra anche la recente iniziativa del collettivo “Cambiare Rotta”, che lancia la sua versione internazionale: “Il bollettino delle lotte internazionali per mantenere uno sguardo sempre più vigile sul piano internazionale, comprendere la connessione tra le lotte e costruire una visione d’insieme”, scrivono. E sono gli stessi che hanno indetto piazze che servono a emulare il modello francese, che stanno creando una vera e propria rete sotterranea con Paesi in cui la violenza è già maturata, come nelle periferie di Francia e Spagna.
Un modello pericoloso, come spiega Florence Bergeaud-Blackler, uno dei massimi esperti francesi dell’islam politico, delle reti e delle ideologie legate ai Fratelli Musulmani in Europa, secondo la quale “il modello del blocco liceale è l’Intifada”. D’altronde, nei cortei studenteschi degli ultimi tre anni in Italia, i cori sono stati chiari: “Se non cambierà intifada pure qua”. Un ritornello scandito più e più volte, ritmicamente e ciclicamente, che sta trovando la sua piena applicazione nell’esempio francese. “Les blocage - Blocchiamo le nostre scuole”, è ora il grido di battaglia che s’alza dai collettivi, che hanno trovato un nuovo pretesto per occupare gli istituti. Ma quest’anno il rischio di degenerazione è ancora più alto, perché i burattinai della sinistra radicale, ormai da tempo forti alleati dell’islam politico anche in Italia, stanno soffiando sul fuoco.
“Serve riaccendere la scintilla nelle scuole, come abbiamo fatto esattamente un anno fa per il genocidio in Palestina. Serve tornare a bloccare le città, come ci hanno insegnato i compagni e le compagne francesi”, si legge in una delle tante chiamate che si trovano sui social, nel caso specifico pubblicata dal collettivo Venti Novembre del liceo Plinio Seniore di Roma. La data che è stata cerchiata di rosso per provare a prendersi scuole e città anche in Italia come sta accadendo in Francia, dove sono soprattutto gli studenti di seconda generazione ad animare la protesta è quella del 16 ottobre. “La libertà ce la prendiamo, nessuno ce la dà”, è lo slogan che accompagna l’immagine di un’esplosione pubblicata dal Coordinamento Studentesco Autonomo Romano.
“Complici e solidali con gli studenti francesi in sciopero”, è il rilancio di Osa Nazionale, il gruppo dichiaratamente comunista che raccoglie sotto il suo ombrello i collettivi radicali delle scuole superiori, creando una rete e innescando l’effetto domino grazie alla presenza capillare in gran parte delle città. “Le scuole di Torino hanno dato inizio alle danze occupando e siamo pronti a portare avanti la mobilitazione permanente in ogni città, in ogni territorio e in ogni scuola”, hanno annunciato questa mattina pubblicando i cartelli degli studenti che, rigorosamente con il volto coperto per non farsi riconoscere, annunciando di voler fare “come in Francia”. Ora la domanda è una: che pericolo corre l’Italia?
