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Attualità

La Mela in mano a Ternus, l’ingegnere “tre in uno”. La sfida Ia e lo spauracchio di un iPhone “impigrito”

Per Apple ricavi record, ma i nuovi modelli non sono innovativi, l’acquisto è per inerzia. Il nuovo Ceo dovrà riaccendere il desiderio

Guerra dei brevetti, tregua Apple-Samsung. Ma solo fuori dagli Usa

La rivoluzione questa volta si fa il 1° settembre, e potrebbe colpire un simbolo: non ora certo, ma un giorno chissà. Apple cambia guida, e dopo essere rinata con il visionario Steve Jobs ed aver prosperato con l’amministratore Tim Cook (che resterà come Executive Chairman), questa volta si affida a un ingegnere, John Ternus. E il cambio della guardia potrebbe essere epocale. Di lui ormai si sa un po’ tutto: è entrato in Apple nel team di design nel 2001, è diventato vicepresidente del settore hardware nel 2013, ha supervisionato lo sviluppo dell’innovazione dei prodotti. Praticamente un tre in uno: ingegneria, creatività, innovazione. Quel che ancora è tutto da scoprire quale sarà il futuro della Mela, e soprattutto del suo mito: l’iPhone.

Pensiamoci: Ternus è un uomo che guarda avanti, parla di rivoluzione IA allargandone i confini con un nuovo ecosistema fatto di assistenti vocali, occhiali smart, dispositivi indossabili e super intelligenti. Lo smartphone così rischia di restare indietro e un po’ lo ha già fatto, in realtà: pochi cambiamenti negli ultimi anni, un formato arrivato al limite dell’umano ingegno, e un marketing che ha puntato molto per la versione 17 Pro più sul colore (un arancione che ha fatto impennare le vendite, tanto per dire a che punto è il mercato) che per concrete novità. Certo, il 9 settembre Ternus lancerà l’iPhone pieghevole: ma aldilà che l’idea non è nuova (ma in fondo anche le idee che hanno fatto diventare Apple leggenda non lo sono mai state), si sa già che ci dovranno essere delle rinunce. Nello specifico il riconoscimento facciale e il teleobbiettivo. E diciamolo, insomma: c’è da rinfrescare l’immagine, la concorrenza si è fatta spietata, e questa volta la crisi della componentistica fa volare i prezzi ai limiti dell’impossibile (per l’iPhone Ultra, se così si chiamerà il fold, si parla di un listino da 2299 dollari, il che in euro farà facilmente 3000 per alcuni modelli). La tempesta perfetta.

Per carità: il popolo dell’iPhone è ancora talmente numeroso da rendere impensabile un disastro a breve termine. Però prendiamo un consumatore, di quelli che si vedono riempire gli store nei fine settimana. Uno che non sa cosa sia un chip A19 (e quindi il prossimo, e intelligente, A20 Pro che sarà anche nei modelli 18 Pro) e non ha mai letto una recensione. Ha un iPhone perché vedeva in giro che faceva figo averlo, e negli anni lo ha sostituito per inerzia; non è un fan, compra non per entusiasmo verso l’innovazione ma perché cambiare costerebbe più fatica che restare. E qui sta il punto: mentre sui media, i social, i siti specializzati, nelle agenzie di marketing, il dibattito si concentra su fotocamere, batteria, software, chip, il nostro cliente tipo sceglie appunto quel telefono arancione. E magari il prossimo color vinaccia (Dark Cherry, per la cronaca): il resto non conta più.

Il paradosso è nei numeri: nel primo trimestre del 2026 l’iPhone 17 base è stato lo smartphone più venduto al mondo, con una quota del 6% delle vendite globali. Ci sono oltre 450 milioni di iPhone con l’intelligenza artificiale nel mondo, però anche questo è un vantaggio di distribuzione più che di prodotto. Apple in pratica ha chiuso il trimestre con ricavi record, ma i cambiamenti che hanno spinto questo successo non sono rivoluzionari: più memoria di base, una fotocamera migliorata, un display più veloce. Miglioramenti incrementali, tutto dentro una gabbia dorata dalla quale c’è un costo di uscita per molti inaccettabile, un po’ per paura di perdere il proprio Io digitale, un po’ per non voler far fatica. iMessage, AirDrop, iCloud, Apple Pay, la sincronizzazione automatica con il Watch e le AirPods non sono funzioni che spingono all’acquisto, sono barriere che rendono l’abbandono complicato. Non c’è più l’attrattiva di restare, ma la pigrizia nell’andarsene: se dovesse aprirsi uno spiraglio per rompere le porte della gabbia, allora il pericolo sarebbe oltre la soglia.

Ecco dunque la prima missione di John Ternus: salvare l’iPhone ribaltando i parametri del desiderio. Sì, certo, c’è da recuperare terreno nel campo dell’intelligenza artificiale, ma poi quanti di noi utilizzano davvero tutte le funzioni smart di cui sono dotati i nostri dispositivi? Sicuramente arriveranno altri prodotti, anche magari più accattivanti e di nuovo visionari. Però, come ha detto proprio il nuovo Ceo di Apple, «immaginate di essere in una stanza con alcune persone e pensare di essere il più intelligente del gruppo: ecco, non date mai per scontato di saperne più di loro». Il futuro comincia ora, è già pieno di sfide.

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