Di manifestazione in manifestazione, il campionario sociologico delle maschere di piazza va arricchendosi di figure inedite. Non bastava il mini maranza undicenne mascherato che ha fatto piangere le professoresse che l’hanno riconosciuto. Ora la causa dei devastatori travestiti da fanciulli angustiati per il caro vita attrae persone ben più anziane. Sono quegli uomini e quelle donne, pacifici ma vibranti di sdegno politicizzato, che hanno scelto da che parte stare: con i manifestanti e contro la polizia. Come quel signore con i capelli bianchi, voce stentorea e colletto di pile, divenuto un mito sui siti antagonisti. È l’uomo che sotto i portici di via Po a Torino, invece di rimproverare i ragazzi che stavano affrontando la polizia, si rivolge platealmente agli agenti in tenuta antisommossa: «Lasciateli manifestare! Avete giurato sulla Costituzione democratica e antifascista». Una lezioncina di educazione civica che diventa contagiosa tra gli altri adulti presenti. «Potrebbero essere vostri figli. Disobbedite!» grida a squarciagola una passante. Scene che fanno il paio con il saccheggio di Milano dove una signora distinta, in piazza Duomo durante i tumulti, era più preoccupata per i diritti dei manifestanti scatenati che per l’incolumità dei poliziotti schierati. Una sorta di scorta etica da parte di una certa opinione pubblica che preferisce un maranza violento impunito a un celerino illeso.
Questi «nonni», in teoria, sarebbero gli stessi padri degli scorsi decenni che menavano i figli per un ritardo di dieci minuti nel rincasare di notte. Com’è possibile che una generazione di genitori intransigenti si sia trasformata nei supporter di piazza dei nipotini decisi a sfasciare e saccheggiare? Magari sono solo quattro gatti. Ma erano lì a insegnare a maranza e antagonisti che, in nome dell’antifascismo, tutto è permesso.
