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Cronache

“Lo ha riconosciuto e lo ha colpito”. Spuntano nuovi episodi di violenza del croato che ha ucciso il capotreno a Bologna

Marin Jelenic aveva precedenti in Italia, Austria e Germania. L’avvocato della famiglia di Alessandro Ambrosio lo definisce un “trascorso mostruoso”

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Nuovi elementi documentali fanno emergere la condotta violenta e reiterata di Marin Jelenic, il 36enne croato imputato per il delitto del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto lo scorso 5 gennaio a Bologna nel parcheggio della stazione, dopo il turno. Gli atti inseriti nel fascicolo per omicidio aggravato documentano una sequenza di azioni aggressive da parte del croato rivolte contro i lavoratori del settore ferroviario. Tra le vicende emerse figurano un’aggressione commessa con un taglierino ai danni di un controllore, un’allontanamento forzato da un convoglio Frecciarossa il giorno antecedente al delitto in seguito a un litigio e diversi contatti fisici sfociati in percosse e atti intimidatori.

L’avvocato Simone Sabattini, in rappresentanza della famiglia del capotreno e della Cgil, lo descrive come un “trascorso mostruoso”. I legali della parte civile sostengono l’ipotesi di un’azione volontaria e mirata nei confronti della vittima. “Sono sicuro, sicurissimo, che Jelenic abbia riconosciuto Ambrosio quel giorno e l’abbia seguito, ma purtroppo non ne abbiamo le prove. Mancano infatti i filmati delle telecamere dei giorni precedenti l’omicidio, altra cosa assurda, inoltre sa che sta andando verso l’area riservata ai dipendenti, dove può ucciderlo. Ma, soprattutto, dai nuovi elementi acquisiti emerge una conflittualità molto forte verso le divise, e verso i capitreno in particolare”, ha dichiarato l’avvocato a Il Resto del Carlino. Anche il padre della vittima, Luigi Ambrosio, esclude la matrice casuale dell’episodio: “Ha senso, non voglio pensare che sia tutto casuale, non credo all’atto di un folle che colpisce una persona a caso senza un motivo”. Una ricerca di spiegazioni comprensibile per un padre che non sa ancora perché suo figlio, a 35 anni, è morto dopo aver concluso il suo turno di lavoro.

I verbali mostrano una presenza prolungata del 36enne in Italia e nel territorio europeo, segnata da interventi delle forze dell’ordine in Italia, Austria e Germania. In numerose occasioni Jelenic è stato trovato in possesso di armi da taglio, regolarmente sottoposte a sequestro e a suo carico risultava un decreto di espulsione firmato dal prefetto di Milano, con termine fissato per il 3 gennaio, quindi due giorni prima dell’aggressione mortale. “Si sentiva intoccabile, pensava di essere immune alla legge, a tutto. Se invece l’avessero fermato quando si era ancora in tempo... Adesso, deve starci tutta la vita in prigione”, ha aggiunto con tutto il dolore di cui è capace un padre. A oggi il movente non c’è, lo straniero nega ogni addebito e perfino di essere stato sul lugo del delitto, nonostante ci siano le immagini a testimoniarlo. “Vorrei che venisse fuori il movente, lo vorrei davvero, per i genitori di Ambrosio, meritano di avere risposte”, ha detto l’avvocato. Il procedimento proseguirà in Corte d’Assise il 23 settembre con la deposizione di uno dei dipendenti ferroviari rimasti coinvolti nelle precedenti aggressioni e la discussione della perizia psichiatrica.

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