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Attualità

Lombardia, primo caso di suicidio assistito gestito totalmente dal servizio sanitario regionale

L’uomo, a fine maggio, tramite la propria legale aveva fatto richiesta di accorciare i tempi di attesa per evitare il progredire della malattia

Si chiamava Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla progressiva, una malattia per la quale non esiste una cura definitiva. L’uomo ha deciso di porre fine alle sue sofferenze assistito dal servizio sanitario della Lombardia con la richiesta inoltrata lo scorso 8 novembre all’Asst Ovest Milanese.

La storia di Domenico

Domenico si è spento nella giornata di ieri, martedì 25 agosto, 290 giorni dopo aver espresso il suo desiderio e le sue volontà al servizio sanitario regionale visto che era residente a Giussano, Comune in provincia di Monza e Brianza. Assistito dall’avvocato Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, alla fine del mese di maggio è stata inoltrato un ricorso d’urgenza affinché si potessero accelerare i tempi evitando che la malattia continuasse a progredire.

L’assistenza sanitaria lombarda

“Sono stanco, non ne posso più”, avrebbe detto Domenico nell’udienza che si è tenuta lo scorso 23 giugno, sottolineando al giudice quanto fosse pesante l’attesa per porre fine alle sue sofferenze. La fase conclusiva è stata organizzata dal servizio sanitario della Lombardia dal personale sanitario fino al farmaco e strumenti necessari come per la modalità di somministrazione, compatibile con le condizioni fisiche di Domenico. L’uomo ha scelto di donare il proprio corpo per la ricerca scientifica.

“Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione”, hanno dichiarato al Corriere Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Oggi, in Lombardia, esiste un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Anche la scelta di donare il proprio corpo alla ricerca aggiunge un ulteriore passo”.

Da qui, affinché in futuro le procedure possa avere tempi più brevi e “anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare ‘Liberi subito’ sulla quale è in corso la raccolta firme e che chiediamo al Consiglio regionale di approvare già in questa legislatura”, concludono Gallo e Cappato.

Non è la prima volta che in Lombardia si verificano casi di suicidio assistito: Domenico è il terzo che ha avuto accesso alla morte volontaria ma la prima ad essere gestita dal servizio sanitario regionale.

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