Le scorciatoie, i tentativi di “fregare” il sistema per ottenere un vantaggio, sono da sempre uno dei grandi problemi dell’amministrazione italiana. Ma lo sono ancora di più quando vengono effettuati dall’interno. Ed è per questo che il caso del magistrato che ha “usato” uno stratagemma per ottenere un trasferimento d’ufficio, raccontato da La Repubblica, perplime e suscita indignazione.
La persona in questione è un magistrato della Corte d’Appello di Milano che ha chiesto il trasferimento ad altro ufficio, sempre nel capoluogo lombardo. Il trasferimento non viene negato, anzi, le viene concesso ma non subito, con una differita di alcuni mesi: viene comunicata la necessità di rispettare tempi tecnici per chiudere alcuni procedimenti ancora aperti in capo a lei. Una richiesta legittima arrivata dai suoi superiori per esigenze di ufficio, che però il magistrato pare non abbia gradito, perché avrebbe voluto il trasferimento immediato. A quel punto ecco il tentativo di scorciatoia: il magistrato ha inviato una comunicazione al ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, chiedendo la revoca della nota che posticipava il trasferimento, allegando a supporto la documentazione relativa alla Legge 104, chiesta per assistere la madre.
Da Roma, a fronte dei documenti ricevuti, hanno accolto la richiesta del magistrato e hanno revocato l’atto di differita del trasferimento, autorizzandolo immediatamente. Tuttavia, gli uffici milanesi hanno rilevato una criticità in quella documentazione, perché la madre del magistrato, nel momento in cui la togata ha inviato la domanda a Roma, era già scomparsa e questo implica il naturale decadimento della Legge 104, che ha ragione di esistere solamente se sussiste la presenza in vita della persona bisognosa di assistenza. A quel punto il trasferimento è stato nuovamente posticipato ma tutti i documenti sono stati inviati alla procura di Brescia che, per competenza, deve analizzare il caso valutando la sussistenza di un’ipotesi di reato per falso.
