L’altra sera Mario Roggero ha partecipato a una cena con un gruppetto di carcerati conosciuti in questi giorni. In carcere è così: i rapporti umani si stringono subito, sono veloci, sono profondi. E le persone che stanno lì dentro sono solo persone, non sono i loro reati. In prigione non esiste la gogna. A cena con Roggero sapete chi c’era? Massimo Bossetti il muratore di Mapello, quello che è stato condannato per l’uccisione di Yara Gambirasio, ragazzina tredicenne di Brembate, e che si è sempre dichiarato innocente. A raccontarmi questa cena è la signora Mariangela, la moglie di Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha sparato ai banditi che avevano assaltato la sua gioielleria e minacciato di morte sua figlia
Mariangela, chi ha cucinato?
«A quello che so hanno mangiato una pizza. Forse l’ha preparata il nuovo compagno di cella di Mario, un signore che è finito dietro le sbarre per narcotraffico. Ora fa il cuoco della compagnia e divide la cella con mio marito».
Com’è questa cella?
«Una cella come tante. Lunga circa tre metri e mezzo e larga un po’ meno di tre. Ci stanno in due: il cuoco trafficante e Mario. Dallo spazio che vi ho descritto togliete quello coperto dalle due brande, diciamo un metro per due ogni branda, e vedete che resta un corridoio stretto stretto di un centinaio di centimetri e poi uno spazio living , un rettangolo di circa quattro metri quadrati, dove si sistemano gli armadietti, il cucinino, la televisione e tutto il resto».
E l’aria?
«Viene dalla finestrella con le sbarre. Un filo. La temperatura in questi giorni sale. Sapete, in carcere non c’è mica l’aria condizionata. E però non pensate che mio marito sia finito all’inferno. No, lo dicono tutti: questa è la migliore galera d’ Italia».
Sarà anche un buon carcere ma la cella è minuscola
«La cella è quella che è. Se non arriverà la grazia Mario resterà li per un po’ più di 14 anni».
Il cuoco andrà via, probabilmente; forse, tra qualche anno anche Bossetti uscirà
«Già. Lui invece dovrà aspettare il suo compleanno numero 86».
Lo trattano bene?
«Si, credo di si. Non si lamenta. Proprio l’altro giorno gli è stato concesso un privilegio. Può usare per qualche ora al giorno un ufficietto, che è vicino alla cella, nel quale può lavorare. Però niente contatti con l’esterno».
Neanche con la famiglia?
«Solo i colloqui e qualche telefonata. I colloqui sono al massimo sei di un’ora ciascuno. Però se vuoi puoi rinunciare a un colloquio e averne in cambio uno più lungo, anche di due ore».
Le telefonate?
«Dieci minuti al giorno. Mario le fa quasi tutte a me. Però in dieci minuti non riesci a dirti niente. Mentre parli senti il tic tic del cronometro che corre e volge al termine. In genere quando cade la telefonata ti accorgi che non sei riuscita neanche a salutarlo».
Si sono fatti sentire i politici? Qualcuno di sinistra è andato a visitarlo?
«Oh, no. Neanche l’ombra della sinistra. Eppure questa dovrebbe essere una questione che non c’entra niente con la politica e con gli schieramenti. L’incarcerazione ingiusta di Mario è un problema di buon senso, riguarda il giudizio che dai su quel che è giusto e quel che non è giusto, riguarda il paradosso delle vittime che sono chiamate a pagare in carcere per un delitto iniziato dai banditi. Cosa c’entrano destra e sinistra? C’entra solo la ragione. Anche il processo avrebbe dovuto svolgersi fuori dalla politica...».
Tra i politici chi è andato a visitarlo?
«Alcuni esponenti della destra. In particolare Matteo Salvini che è andato due volte, e si è fatto sentire anche con me, mi ha telefonato, mi ha scritto».
