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Attualità

Patrizia e Luca dispersi, l’ultimo post dal Nepal: “Felici”

675 morti, 3mila dispersi e danni per 5 miliardi. “Serve assistenza specializzata”

Luca Barachini e Patrizia Marziale figurano nell'ultimo elenco delle persone disperse diffuso dalla polizia nepalese, aggiornato alle 17.30 di oggi ora locale e diffuso dal ministero del Turismo. 29 agosto 2026. Facebook/Patrizia Marziale + ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA + NPK

Si scava, in Nepal. Si scava, in Tibet. Con la lentezza solenne di chi sa che quel che troverà non saranno schegge di vita ma certificati di morte e nomi e numeri per aggiornare il conteggio delle vittime dell’alluvione del 26 agosto. Ieri il pallottoliere aveva raggiunto i 675 morti mentre i dispersi restano nell’ordine delle 3mila persone, anche se i numeri in questo caso ballano molto anche perché l’identificazione delle salme è rallentata dallo stato di decomposizione della gran parte dei corpi. Tra coloro di cui non si sa ancora nulla ci sono sempre Marco Ratto, 50 anni, orefice di Rapallo e la coppia italo-svizzera composta da Luca Barachini e Patrizia Marziale (che qualche giorno prima del disastro scriveva sui social: «Chiedimi se nono felice...») e Luca Barachini, entrambi 52enni. A Katmandu, da venerdì è attiva la task force dell’Unità di crisi della Farnesina.

Due escursionisti bresciani che erano rimasti bloccati dalla devastante piena e che si erano salvati per la benevolenza del destino, Massimo Lombardi e Giovanni Fassini, sono rientrati ieri a Orio al Serio.

Sembra allontanarsi, fortunatamente, il rischio di una nuova inondazione: il lago formatosi dopo il collasso glaciale vicino al confine sino-nepalese si sta progressivamente riducendo: la superficie è scesa a circa 99mila metri quadrati, 21 mila in meno rispetto a venerdì, quando l’inizio della tracimazione aveva fatto temere il peggio. Resta però sotto osservazione un secondo lago di oltre 120mila metri quadrati. Il Nepal per bocca del ministro degli Esteri Shisir Khanal ha chiesto che la comunità internazionale non mandi altre squadre di ricerca ma piuttosto soldi e competenze speicalizzate per raggiungere le persone intrappolate nei tunnel, identificare i cadaveri e svolgere test del Dna, conservare le salme e

ripristinare ponti, strade e infrastrutture. Resta critica la situazione del tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, dove un centinaio di persone sono ancora intrappolate.

Intanto pare consolidarsi l’ipotesi che a provocare la massa di 23,1 milioni di metri cubi di giaccio, rocce e fango che ha trascinato con sé qualsiasi cosa trovasse sulla sua strada sia stato il collasso di un ghiacciaio. Il governo nepalese calcola che serviranno 4 o 5 miliardi di dollari per la ricostruzione. Secondo l’Unicef almeno 93 mila persone di cui 17mila bambini hanno bisogno urgente di assistenza.

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