Non siamo i primi della classe, ma abbiamo smesso di guardare la classifica dal basso. I quindicenni italiani questa volta avanzano nelle scienze, sono più forti nell’italiano e tengono botta in matematica. Superano per la prima volta la media Ocse ma soprattutto, per una volta, guardano dall’alto in basso i compagni spagnoli e tedeschi, ai loro minimi storici, prendendosi un po’ anche la rivincita con i finlandesi, ritenuti da sempre l’eccellenza del sistema e, ora, crollati. È la fotografia scattata dall’indagine Ocse-Pisa, effettuata ogni 3 anni, che ha coinvolto lo scorso anno più di 760 mila studenti in 91 Paesi in una rilevazione a campione che rappresenta circa 33 milioni di quindicenni in tutto il mondo (per l’Italia di studenti del secondo anno delle superiori). E i risultati non solo non ci vedono fanalino di coda, ma proprio mentre i tre quarti dei Paesi passati in rassegna diminuisce le capacità di comprendere un testo, la nostra scuola migliora. Soprattutto in scienze, oggetto del focus di quest’anno, gli studenti italiani raggiungono 483 punti, con la media OCSE pari a 482. Di particolare importanza il risultato dell’Italia in lettura, con i nostri quindicenni che raggiungono i 474 punti, rispetto ai 461 della media OCSE. In matematica hanno risultati migliori di Francia, Germania, Usa e Svezia. Il punteggio italiano è pari a 468 punti, a fronte di una media OCSE di 463. Anche la quota di studenti che ottiene almeno il livello di base è leggermente superiore a quella OCSE. La rilevazione attesta pure la riduzione dei divari fra Nord e Sud del Paese. Ua fotografia che fa dire al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che «oggi è la rivincita della scuola italiana contro la retorica dell’ultimismo, coniando un neologismo. Ci siamo francamente stancati di questa continua retorica delle opposizioni, di un certo ceto di intellettuali e commentatori per i quali l’Italia è sempre ultima: non siamo affatto gli ultimi, anzi. Per la prima volta ci collochiamo significativamente al di sopra della media internazionale. Il punteggio medio italiano è superiore a quello della Finlandia, sistema che ha rappresentato a lungo uno dei principali riferimenti internazionali in questo ambito». Per le scienze, ad esempio, nella top 10 troviamo oggi paesi come Pechino, Singapore, Giappone. La prima nazione europea è l’Estonia, al sesto posto. I risultato degli studenti italiani acquista ancora maggior peso se interito nel contesto internazionale, dove ad esempio la performance media nella lettura è infatti «diminuita significativamente in tre quarti dei sistemi educativi tra il 2018 e il 2025», spiegano nel report. Nei Paesi Ocse i punteggi nella lettura sono diminuiti in media di 25 punti. Significa che si è perso oltre un anno di apprendimento. L’analisi registra «le performance più basse finora osservate in scienze, matematica e lettura». I motivo? «La crescente diffusione della lettura digitale», «lo scorrimento rapido dei contenuti sui social» sottolinea il rapporto, notando che dal 2022 «la quota di studenti che dichiara di trascorrere più di un’ora al giorno sui dispositivi digitali è aumentata di quasi sei punti percentuali». «L’analisi dice che il cellulare fa male negli apprendimenti - commenta Valditara - i nostri risultati confermano una scuola italiana solida, risultato delle riforme che abbiamo avviato. Ovviamente questo non significa aver risolto tutti i problemi. Ma mentre il mondo crolla noi reggiamo».

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