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Attualità

Seconda generazione di immigrati

Noi importiamo, è la parola esatta, importiamo stranieri e poi non li controlliamo. Di mariuoli nostrani ne abbiamo già abbastanza

Youssef Siher

La rivolta che dieci giorni fa ha stuprato Milano due volte in ventiquattro ore, e prometteva il bis, ha finalmente un nome e un cognome: Youssef Siher, trent’anni, da sabato ospite di San Vittore. Mi pare il luogo più adatto. Delinquente presunto, ci mancherebbe, la Costituzione vale anche per lui. Ma soprattutto presuntuoso, e questo non lo deve accertare nessun giudice.

Non è un masaniello straparlato, non è un pistola qualsiasi. Liceo a Salò, laurea alla Statale, dove sedeva in Senato accademico e presiedeva gli studenti musulmani, magistrale in Scienze politiche con tesi sui movimenti islamici del Marocco, tirocinio all’Ispi, stage e collaborazione al Fatto Quotidiano, perfino un articolo sul Foglio. Un finissimo intellettuale italiano, figlio di marocchini, nato nel Bresciano. Li chiamano di seconda generazione. Io direi di seconda degenerazione. Noi importiamo, è la parola esatta, importiamo stranieri e poi non li controlliamo. Di mariuoli nostrani ne abbiamo già abbastanza: farli arrivare anche dall’estero, per completare l’opera, non mi sembra una gran pensata.

Ci hanno raccontato di piazze spontanee. Spontanee un corno, direi spintanee. Lo scriveva lui, nei suoi post: la spontaneità non basta, servono organizzazione, formazione politica, controinformazione. Secondo la Procura, domenica 18 ottobre alle 19.58, con Milano ancora in frantumi, ha aperto la chat del Movimento 17 ottobre: diecimila iscritti in pochi giorni, un manuale intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», i punti di raduno pronti per otto città. L’unica cosa spontanea di questa storia è il disgusto degli italiani, che hanno visto le vetrine sfondate e sanno chi paga.

L’angelo del caos è finalmente caduto dall’albero. E l’albero non è un centro sociale: sono gli istituti griffati come l’Ispi, vigilato dalla Farnesina, finanziato dal ministero e da Bruxelles, con le grandi banche e le assicurazioni tra i soci, e qualcuno lassù progetta che i poveri cristi consegnino il potere ai loro Pol Pot magrebini. Pare il contrario di un centro sociale, e poi tira su pivelli come costui. Lo ha detto perfino Crosetto: non un emarginato, «una persona molto introdotta», che «ha frequentato il gotha dell’intellighenzia italiana». Appunto.

Le accuse sono pesanti: istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni, il reato nuovo del decreto sicurezza. Oggi l’interrogatorio davanti al gip, poi, in fretta, il processo. E ci piacerà sapere chi siano i suoi compagni di merende, quelli che aizzavano i ragazzi con dotti discorsi geopolitici. Ci hanno rotto le scatole. Piantiamola lì: in galera, lui e chi rende complicata la vita dei cittadini. E qualcuno controlli che le serrature dei cancelli funzionino, per non ritrovarceli tra i piedi.

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