Continuano le espulsioni di soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale. Dall’inizio della legislatura fino al 1 aprile, ultimo dato disponibile, sono stati 239 i soggetti espulsi dal Paese perché legati alla jihad. Ed è un dato ovviamente parziale, perché negli ultimi 5 mesi ne sono stati espulsi altri, compreso uno poche ore fa, come annunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Si tratta di un 44enne “emerso all’attenzione delle autorità durante un periodo di detenzione per aver minacciato di morte il personale della Polizia Penitenziaria qualificandosi come ‘soldato di Allah’. L’uomo si era reso più volte autore di azioni oltraggiose, giustificando i suoi comportamenti in nome di una missione divina”.
Così ha spiegato il titolare del Viminale con un comunicato social, rimarcando l’impegno di questo governo a tutelare il benessere e la sicurezza dei cittadini. “Dopo la scarcerazione è stato condotto in un Cpr e successivamente imbarcato su un volo diretto verso il suo Paese di origine”, ha concluso Piantedosi. La presenza di queste persone sul suolo europeo è il frutto di anni di ingressi massivi e non regolati, di un’accoglienza indiscriminata che ha aperto le porte anche ai terroristi e ai criminali mentre accoglieva chi davvero meritava protezione. Gli apparati di sicurezza italiani sono riusciti a intercettare numerosi terroristi negli anni ma i lupi solitari non sono semplici da individuare, quindi l’attenzione deve rimanere sempre alta.
Al di là dei soggetti che vengono fermati per radicalizzazioni islamiche, proseguono anche le espulsioni di soggetti che, irregolari sul territorio, hanno compiuto reati e rappresentano un problema per la sicurezza interna. Tuttavia, è di queste ore la notizia che un soggetto espulso lo scorso 18 agosto potrebbe tornare in Italia. “Un cittadino egiziano viene rimpatriato il 18 agosto. Poi la Cassazione boccia il provvedimento con cui era stato trattenuto nel Cpr e i suoi legali chiedono un visto per farlo tornare in Italia. Sarebbe lo Stato a pagare anche il viaggio di ritorno? Siamo al paradosso. Il rientro, sia chiaro, è stato chiesto dalla difesa: non risulta autorizzato. E la Cassazione si è pronunciata sul trattenimento, non sulla domanda di protezione internazionale”, ha spiegato Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia.
Ovviamente, sottolinea, “se un rimpatrio già eseguito può essere rimesso in discussione per un errore nel provvedimento che lo ha preceduto, qualcosa nella procedura non funziona. I diritti di chi presenta ricorso vanno rispettati. Allo stesso tempo, chi lavora per eseguire un rimpatrio deve poter contare su regole chiare e provvedimenti che reggano al controllo dei giudici. Chiedo che si chiarisca quali effetti abbia questa decisione sull’espulsione e se davvero si stia valutando di far rientrare l’uomo a spese dello Stato. Gli italiani meritano una risposta, non un altro giro del gioco dell’oca”.
