La notizia che una donna italiana sia stata gravemente redarguita da un agente della polizia di Umago in Croazia perché prendeva il sole in topless ha provocato un certo scompiglio, e non solo fra i nudisti fanatici del benessere psicofisico attraverso il contatto con la natura. La signora si era infatti tolta la parte superiore del costume dopo una faticosa sessione di snorkeling quando il gendarme bacchettone le ha intimato di «coprirsi» minacciando una multa salata come l’acqua dove aveva sguazzato. Alla richiesta della turista che chiedeva quale arcaica disposizione stabilisse tal divieto, la risposta risoluta è stata: «Zabranjeno! (vietato)» e la signora costretta a rivestirsi rimuginando però fra sé: «Non finisce qui!». Infatti tornata in Italia ha svelato alla stampa lo sgradevole incidente, e costretto la polizia locale a rassicurare i numerosi turisti della Costa Istriana che il topless da loro non è affatto proibito. In effetti le norme sulla pubblica decenza sono ambigue, e non solo in Croazia: in Italia stare a seno nudo per prendere il sole non è reato. Ma, c’è sempre un ma, non ci devono essere comportamenti provocatori espliciti e ostentati. Cioè? Un altro ma è che «camminare nudi o a torso nudo fuori dalle zone balneari viola i regolamenti». Un porto è zona balneare? E il lungomare? La norma applicata dalla zelante guardia croata, nonostante le garanzie ponziopilatiche dei suoi superiori, è discutibile perchè dispone che -soggiornare e muoversi senza costume da bagno sia proibito-. Senza specificare se l’assenza di una parte di costume possa essere una violazione. Insomma, le contestazioni per decoro sono intrinsecamente soggette a interpretazioni e sensibilità personali. L’unica soluzione è un celere trasferimento del rigoroso agente sulla vetta del massiccio del Biokovo. Lassù niente snorkelling e niente topless.

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