Per cinque giorni l’autodromo Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari si è
trasformato in qualcosa a metà fra un circuito, un’ateneo e un grande colloquio
di lavoro. Nei box non c’erano piloti professionisti e squadre milionarie, ma
1.600 studenti arrivati da 13 Paesi, divisi in 53 team in rappresentanza di 51
atenei.
La Formula SAE Italy, giunta alla ventunesima edizione e organizzata
dall’ANFIA, chiede ai partecipanti di progettare e costruire una monoposto
come se a commissionarla fosse una vera azienda automobilistica. Non basta
che la vettura funzioni e sia veloce. Il progetto deve essere tecnicamente valido,
economicamente sostenibile e potenzialmente commercializzabile…
È questa la caratteristica che distingue la manifestazione da una normale
competizione universitaria. Prima di entrare in pista, le squadre affrontano tre
prove statiche. Nell’Engineering Design gli studenti devono difendere davanti ai
tecnici ogni scelta compiuta sulla vettura. Nel Cost & Manufacturing spiegano
materiali, processi produttivi e costi. Nel Business Plan cercano invece di
convincere una giuria a investire nel progetto. Soltanto dopo arrivano
accelerazione, skid pad, autocross ed endurance.
Il risultato è una sorta di industria automobilistica in miniatura. C’è chi si
occupa di aerodinamica e chi di elettronica, chi progetta il telaio, chi cerca
sponsor e chi deve intervenire quando, pochi minuti prima di una prova,
qualcosa smette di funzionare. “Lo spirito è rimasto quello delle origini”, spiega
Gianmarco Giorda, direttore generale dell’ANFIA. “L’obiettivo è offrire ai
ragazzi un’esperienza unica e permettere alle aziende di incontrare studenti che,
oltre alle competenze tecniche, sanno lavorare in squadra, sotto pressione e
gestire problemi all’ultimo minuto”.
Ventidue dei 53 team erano italiani, provenienti da 21 atenei. La categoria più
affollata è stata quella delle monoposto elettriche, con 24 squadre. Dodici hanno
partecipato con vetture a combustione, cinque nella classe driverless e sei hanno
combinato propulsione elettrica e guida autonoma. Altri sei gruppi hanno
presentato il progetto senza aver ancora realizzato il prototipo.
La Formula SAE segue molto da vicino l’evoluzione dell’automobile. Negli
anni sono cresciuti il peso del software, la gestione dell’energia e i sistemi di
guida autonoma. Nei progetti più avanzati è comparsa anche l’intelligenza
artificiale, utilizzata per analizzare le soluzioni tecniche e uniformare la
documentazione. Le giurie, però, non valutano soltanto l’innovazione:
robustezza, capacità produttiva e controllo dei costi restano fondamentali.
Curiosamente, parlando con gli studenti emerge anche una forte attrazione per i
motori tradizionali. In molti casi sono le università, seguendo ricerca e
prospettive industriali, a spingere verso i progetti elettrici. I ragazzi apprezzano
elettronica e software, ma continuano a guardare con interesse alla complessità
della meccanica e della combustione.
“È una dicotomia presente anche sul mercato”, osserva Giorda. “La tecnologia
elettrica viene sostenuta dalla regolamentazione, ma il consumatore, soprattutto
in Paesi come l’Italia, fatica ancora a considerarla come unica soluzione. La
direzione è quella, ma velocità e modalità della transizione devono essere
ripensate”.
Accanto ai prototipi degli studenti, a Varano si sono incontrati anche passato e
presente dell’automobile. Per la prima volta l’Automotoclub Storico Italiano
(ASI) ha partecipato come partner, portando in pista una Lancia Flaminia GT
Touring alimentata con biocarburante. La vettura fa parte del progetto Net-Zero
Classic promosso dalla Commissione ASI Green, che studia insieme a
università e centri di ricerca l’impiego di benzine di origine biologica nei motori
storici.
Secondo l’ASI, i test hanno mostrato prestazioni invariate o persino migliorate
senza richiedere modifiche ai propulsori, con una riduzione fino all’80% del
sovraccarico di anidride carbonica prodotto durante il funzionamento.
La Flaminia ha partecipato al Track Show insieme alla Dallara Stradale, a una
Ferrari 275 GTB, alla Maserati GT2 Stradale e alle Alfa Romeo Giulia GTA e
GTAm. Un intervallo spettacolare, ma anche un modo per ricordare agli studenti
che l’innovazione automobilistica non nasce cancellando ciò che è venuto
prima.
La Formula SAE serve soprattutto a questo: costruire un ponte fra università e
imprese. Le aziende incontrano giovani già abituati a rispettare scadenze,
dividere responsabilità, amministrare risorse limitate e rispondere delle proprie
decisioni. Gli studenti, dall’altra parte, scoprono che un’automobile non è mai
soltanto un esercizio d’ingegneria. È un prodotto che deve funzionare,
convincere, costare il giusto e arrivare in fondo.
A Varano si assegnano coppe e punteggi. Ma per molti partecipanti il premio
più importante potrebbe arrivare qualche mese più tardi, sotto forma di un
contratto di lavoro.
