La storia ha il suo valore e certi luoghi ce lo ricordano. Uno di questi è l’area museo di Flins, uno degli avamposti strategici di Renault, a una manciata di chilometri da Parigi. In questa struttura si possono visionare auto fameliche e speciali, tutte marchiate da una lettera: la “G”. L’iniziale del cognome di un genio, anzi, di un mago, come ebbero a soprannominarlo nei suoi anni ruggenti: Amedeo Gordini. Il famoso preparatore italiano, successivamente naturalizzato francese, è stato l’artefice della trasformazione di alcune civili vetture in agguerrite sportive.
Dentro a queste mura si possono scorgere leggende come la mitica Dauphine, la R12 che percorse la tratta Città del Capo – Algeri nel 1971 in 8 giorni, 22 ore e 18 minuti, o la R17 in alluminio con schema tutto avanti. Auto geniali e folli, come la più celebre di tutti: la R8 degli anni ’60. Blu e con le strisce bianche, Gordini la rivoltò come un calzino per conferirle un animo corsaiolo. Ebbene, quella leggendaria berlina è tornata. Renault ha riforgiato il mito della R8 Gordini per dominare i giorni nostri.
Anima elettrica
In questi giorni la nuova Renault 8 Gordini Concept sarà presente alla Défilé sugli Champs-Elysées e successivamente al Salone dell’Auto di Parigi del prossimo ottobre. Dunque, di cosa si tratta? Rispetto all’antenata, la moderna R8 Gordini si presenta con una carrozzeria da coupé, con sole tre porte. Lunga 4,17 metri, possiede una silhouette aguzza, affilata. Sembra pensata proprio per fendere l’aria. Muscolosa, larga e cattiva, riprende alcuni degli elementi che hanno reso unica la sua progenitrice, a partire dai fari anteriori rotondi e dal motivo a V del frontale.
La livrea non poteva che essere in blu, mentre le strisce bianche sono esattamente dove ce le aspettiamo. Il posteriore invece è una sezione molto particolare, perché è massiccia e squadrata, come se volesse ospitare un vecchio motore termico. Che non c’è, perché questa è una vettura alla spina, con un propulsore elettrico da 270 CV. Ciò che resta uguale al passato è la trazione: rigorosamente posteriore. Affascinanti anche i cerchioni, da 19’’ all’anteriore e da 20’’ al posteriore.
Interni tra vintage e modernità
Lo spirito degli esterni viene replicato nell’abitacolo. Qui convivono con saggio equilibrio i richiami al passato e l’eleganza moderna. Affascinante la soluzione di mettere insieme tanti elementi in alluminio spazzolato – come la sezione del tunnel centrale – e l’Alcantara che rifinisce un ambiente molto curato. Nostalgica ma vincente l’idea di rispolverare anche il velluto a coste, elemento che troviamo all’interno delle sedute sportive, che ben si sposa con il motivo delle cuciture che rimanda al mondo delle corse e ai cordoli che si incontrano lungo i tracciati.
Spettacolare il cruscotto con i suoi quadranti circolari che sembrano fluttuanti. Rispetto all’auto degli anni ’60, quest’ultimi non sono analogici ma digitali. Un bel modo di far combaciare il vintage con la contemporaneità. Insomma, un “salottino” ispirato e dal fascino inequivocabile.
Un unico esemplare
Purtroppo, per adesso il ritorno del nome Gordini è vincolato a un unico esemplare. La “Gorde” moderna è unica, ma chissà che le cose non possano cambiare. Se il grande pubblicò le tributerà l’amore che merita, forse i vertici di Renault potrebbero ripensarci. Intanto godiamoci questo inaspettato ma magnifico ritorno in scena.
