Una storia di piccoli passi che si è trasformata in un’avventura di successo che dura ininterrotta da cinquant’anni. Un bel traguardo per Suzuki in Italia che, di certo, non si accontenterà di festeggiare soltanto mezzo secolo di presenza nel Belpaese. Il viaggio è ancora lungo. La Casa di Hamamatsu abbiamo imparato a conoscerla bene, ad apprezzarla e ammirarla. Prima con le moto, poi con le auto e persino con i motori acquatici. Una polivalenza che in pochi possono vantare. In occasione del 66esimo Salone Nautico di Genova, il costruttore giapponese ha voluto ripercorre le tappe che l’hanno consolidata come un pilastro della presenza nipponica all’interno dei confini dello Stivale.
I pionieristici anni ‘70
Gli anni ’70 sono stati un periodo complesso, irto di cambiamenti sociali. Quando l’Italia della staffetta Rivera-Mazzola e del bomber Gigi Riva arrivava a giocarsi la finale della Coppa del Mondo di calcio contro il Brasile di Pelè, dopo aver battuto la Germania Ovest per 4 a 3 in quella che fu la “partita del secolo”, venne generato il primo embrione di Suzuki nel nostro Paese. Proprio nel 1970, infatti, prendeva forma la società denominata SAIAD, acronimo di Suzuki Articles Import And Distribution.
In una concessionaria Alfa Romeo del torinese fecero capolino affascinanti motociclette dal faro rotondo, dal serbatoio a goccia e dai motori ruggenti. Insomma, il meglio che si potesse desiderare. Le prime ad arrivare alle nostre latitudini furono le Suzuki Titan 500, seguite dalla GT500 e soprattutto la GT750. Nel frattempo, il nome della casata nipponica si impose a livello internazionale, grazie ai successi nei circuiti di tutto il mondo. Il momento divenne propizio per piantare la bandiera anche da noi.
Nel 1976 nacque ufficialmente Suzuki Italia, che si instaurò a Robassomero in provincia di Torino, rilevando un terreno che ancora adesso è il fortino tricolore della Casa di Hamamtsu. Il 23 giugno di quell’anno incominciava un percorso che non rimarrà confinato alle due ruote: nello stesso periodo entrarono nell’offerta nazionale anche i motori fuoribordo DT a due tempi. L’ascesa fu inarrestabile.
Gli anni Ottanta: il decennio delle leggende
Gli anni ’80 furono colorati, spensierati ed edonistici al massimo. Sull’onda di un entusiasmo sempre più crescente, nacque nell’81 una motocicletta destinata a sfidare le convenzioni estetiche del tempo: la Suzuki GSX1100 Katana. Le sue linee taglienti sembrarono provenire direttamente dal futuro (assomigliava a un’astronave su due ruote), mentre il nome era un chiaro richiamo alla precisione della spada dei samurai.
Nello stesso anno, Suzuki fu l’arma con la quale Marco Lucchinelli conquistava il titolo mondiale della classe 500 in sella alla RG500 del Team Gallina. L’anno seguente, invece, lo stesso destinò toccò a Franco Uncini. Poi, nel 1985 suonò l’ora della rivoluzione chiamata GSX-R750. Leggera, aggressiva, profondamente ispirata alle competizioni, cambiava il paradigma della supersportiva stradale.
Al di là dei trionfi sulle due ruote, Suzuki si stava impegnando per intraprendere un altro capitolo della propria storia italiana. Nel 1982, attraverso Autexpò, debuttava ufficialmente nel mercato automobilistico nazionale. Con l’interesse e la curiosità che potrebbe generare l’arrivo di un ufo, planarono sotto l’azzurro cielo italiano i piccoli fuoristrada LJ80, SJ410 e SJ413. Da quella famiglia nascerà il Samurai, che gli italiani ribattezzeranno affettuosamente Suzukino.
Un soprannome che racconta meglio di qualsiasi campagna pubblicitaria il legame instaurato con il pubblico. Nel 1988 fu il turno della Vitara, destinata a diventare uno dei modelli più riconoscibili della Casa di Hamamatsu.
Gli anni Novanta: velocità, libertà e nuove frontiere
Gli anni Novanta seguirono il sentiero intrapreso negli anni ’80 e lo portarono verso nuove vette. Nel 1993 Kevin Schwantz conquistava il Mondiale della classe 500 con la RGV500. Il suo stile spettacolare, fatto di staccate al limite e coraggio, contribuì a trasformare Suzuki nel marchio di moto destinato a coloro che in una due ruote cerca prima di tutto le emozioni.
Nel 1995 ci fu un altro evento da cerchiare con la matita rossa: Suzuki Italia assumeva direttamente la distribuzione delle automobili, consolidando una presenza ormai radicata. Tre anni dopo debuttava il Burgman 400, destinato a ridefinire il concetto di scooter da viaggio. Non più soltanto un mezzo per affrontare il traffico cittadino, ma un compagno capace di accompagnare il proprietario anche lontano dalla città.
E nel 1999 arrivava una motocicletta pronta a sfidare le leggi della fisica: la GSX-1300R Hayabusa. Con velocità superiori ai 300 km/h, la grande sportiva diventava un simbolo assoluto delle performance assolute. Poi, sempre in quell’anno magico arriva nello Stivale il Jimny, piccolo fuoristrada destinato a conquistare una fedeltà quasi incondizionata di generazione in generazione.
Nel frattempo, sul mare, Suzuki introduceva nuove tecnologie di iniezione elettronica e sviluppava i primi fuoribordo quattro tempi, ampliando una gamma sempre più sofisticata.
Gli anni Duemila: Suzuki entra nella vita quotidiana
Con l’arrivo del nuovo millennio, dopo aver scongiurato il pericolo del “millennium bug”, cambiò anche il modo di interpretare l’automobile. Nel 2000 debuttava la Suzuki Ignis, una vettura compatta che anticipava alcuni dei concetti adesso associati ai piccoli SUV da città.
Nel 2004, invece, prese forma la strategia Renaissance, accompagnata dal motto Way of Life!. L’Europa diventava non soltanto un mercato, ma anche una fonte d’ispirazione per il design e lo sviluppo.
La nuova Swift interpretava perfettamente questa filosofia: proporzioni compatte, personalità immediatamente riconoscibile e un carattere capace di attraversare le generazioni. Nel 2006 arrivava infine la SX4, mentre la gamma motociclistica continua a evolversi con GSX-R1000, V-Strom e Burgman 650.
Per quanto riguarda la GSR600, questa incontrò un successo particolarmente significativo alle nostre latitudini, superando le 7.700 immatricolazioni e conquistando il primato tra le naked più vendute del 2006. Andando avanti nel tempo, nel 2009 ci fu il momento peculiare per il rapporto tra Suzuki e l’Italia: nasceva il Centro Stile Europeo, ospitato negli spazi di Suzuki Italia.
Qui designer di diverse nazionalità cominciano a lavorare su idee destinate a collegare sensibilità europea e cultura progettuale giapponese.
Dalle vittorie in MotoGP alla rivoluzione elettrica
Il decennio successivo vide Suzuki impegnata su numerosi fronti. Nel 2015 il marchio tornava ufficialmente in MotoGP con il Team Suzuki Ecstar, guidato da Davide Brivio. Cinque anni dopo, nel 2020, Joan Mir conquistava il titolo mondiale, riportando Suzuki sul tetto del motociclismo.
Nel mondo automobilistico, il 2016 segnò l’avvio dell’elettrificazione con la Baleno Hybrid. Il percorso proseguì con Swift, Vitara, S-Cross e altri modelli, fino a superare i 240.000 clienti Suzuki Hybrid. Il 2018 riportava sulla scena il Jimny, fedele alla propria vocazione fuoristradistica, mentre la Katana tornava a reinterpretare in chiave contemporanea un nome storico.
Anche il settore Marine proseguì nel solco dell’innovazione. Il DF350A introdusse la tecnologia Dual Prop, con due eliche controrotanti, mentre il sistema Suzuki Micro-Plastic Collector puntava a intercettare microplastiche attraverso il circuito di raffreddamento dei fuoribordo compatibili.
Arrivando agli anni più vicini a noi, nel 2024 è stato l’anno per celebrare l’arrivo della quarta generazione della Swift, che ha raggiunto i dieci milioni di esemplari venduti nel mondo nel luglio 2025. Mentre lo scorso anno è stato fondamentale per quello che è un capitolo totalmente inedito nella storia di Suzuki: il primo veicolo completamente elettrico, la eVITARA.
Cinquant’anni dopo, il futuro conserva le proprie radici
La filosofia che accompagna Suzuki si riassume in cinque parole giapponesi: Sho-Sho-Kei-Tan-Bi. Significano, in sostanza, progettare qualcosa di più piccolo, più leggero, più essenziale, eliminando ciò che è superfluo senza sacrificare funzionalità e bellezza.
Un principio che attraversa mezzo secolo di storia e che oggi trova una nuova interpretazione nella strategia multipath: elettrico, ibrido, motori termici evoluti e carburanti alternativi, con particolare attenzione alla riduzione del peso.
Cinquant’anni dopo quel giugno del 1976, Suzuki Italia non celebra soltanto un anniversario industriale. Celebra le strade percorse, i circuiti conquistati, i mari attraversati. Celebra il rombo di una GSX-R, la silhouette inconfondibile di una Katana, la semplicità ostinata di un Jimny, la libertà di una barca che lascia il porto.
Perché la storia di un marchio non si misura soltanto con gli anni trascorsi o con le automobili vendute. Si misura anche con ciò che riesce a lasciare nella memoria delle persone. E dopo cinquant’anni, Suzuki ha ancora molte storie da raccontare.
