Mentre l'ex Ilva continua a vivere sospesa tra decreti, ricorsi, autorizzazioni ambientali e scontri politici, il più grande investimento siderurgico mai realizzato dal gruppo Marcegaglia prende forma a centinaia di chilometri di distanza, sulle coste francesi del Mediterraneo. In occasione del summit Choose France, il gruppo mantovano ha annunciato il rafforzamento del piano industriale per lo stabilimento di Fos-sur-Mer, l'ex sito Ascometal rilevato due anni fa per la cifra simbolica di un euro. L'investimento complessivo sale ora a circa 1,2 miliardi di euro e prevede la realizzazione di un nuovo forno elettrico, destinato a portare la produzione a circa 2,1 milioni di tonnellate entro la metà del 2028, rispetto alle attuali 100-150 mila tonnellate.
Il futuro impianto integrerà l'intelligenza artificiale e sarà alimentato da elettricità decarbonizzata, con l'obiettivo di raggiungere standard di riferimento in termini di efficienza energetica e riduzione dell'impronta carbonica. L'acciaio è tradizionalmente un materiale ad alta intensità di emissioni di CO quando viene prodotto utilizzando coke, minerale di ferro e altoforni. L'impatto ambientale risulta invece molto inferiore quando la produzione avviene tramite forno elettrico. In questo caso, tuttavia, il costo dell'elettricità diventa un elemento determinante per la competitività produttiva. Per Marcegaglia, la firma nel 2025 di un contratto di fornitura elettrica a lungo termine con EDF è stata decisiva per avviare questi nuovi investimenti.
La notizia arriva mentre a Taranto si continua a discutere del destino dell'ex Ilva e delle compatibilità tra industria, ambiente e territorio. Un confronto che dura da oltre dieci anni e che ha progressivamente trasformato il più grande polo siderurgico italiano in uno dei principali simboli delle difficoltà del Paese nel gestire le grandi partite industriali.
La coincidenza è ancora più significativa se si considera che proprio Marcegaglia è stata a lungo tra i gruppi interessati a una parte degli asset dell'ex Ilva. E proprio in queste settimane Flacks Group sta tentando di mettere insieme una cordata di investitori per rilanciare in extremis il polo siderurgico.
Oggi, però, il più importante investimento della sua storia siderurgica viene realizzato fuori dall'Italia. La vera questione riguarda il ritorno dell'acciaio al centro delle strategie economiche europee. Il nuovo scenario è profondamente diverso rispetto a pochi anni fa. Le misure europee di salvaguardia contro le importazioni e l'introduzione del Cbam, il meccanismo che impone un costo alle emissioni incorporate nei prodotti importati, vengono ormai considerate fattori strutturali destinati a modificare gli equilibri competitivi del settore. L'obiettivo dichiarato è rafforzare l'integrazione verticale della filiera in Europa e ridurre le dipendenze esterne. È in questo contesto che nasce il progetto di Fos-sur-Mer. Il nuovo impianto, sviluppato insieme a Danieli, utilizzerà forno elettrico, rottame, preridotto a basse emissioni e fonti energetiche decarbonizzate.
Una volta completato sarà in grado di coprire circa il 35% del fabbisogno di coils e bramme dell'intero gruppo Marcegaglia, alimentando soprattutto gli stabilimenti italiani di trasformazione. Paradossalmente, dunque, una parte della sicurezza industriale dell'Italia passerà da un'acciaieria costruita fuori dai suoi confini.