Donald Trump annuncia la ripresa dei negoziati con l’Iran, anche sul dossier nucleare, e decide di sospendere i pesanti attacchi statunitensi che erano stati pianificati nel fine settimana. Secondo quanto riferito dal presidente americano, la scelta è maturata dopo una serie di colloqui con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e con la stessa Teheran, che avrebbero spinto Washington a privilegiare la strada diplomatica. Poi, in mattinata, la smentita di Teheran: “Nessun incontro previsto tra le delegazioni”.
In serata, però, il presidente è tornato sul punto annunciando novità. Il tycoon ha affermato che lo stretto di Hormuz potrebbe essere aperto “letteralmente entro domani”. “Lo saprete oggi o domani”, ha dichiarato il presidente nello Studion Ovale a proposito dei colloqui. “Le cose andranno rapidamente in un senso o nell’altro. Non è una questione molto complessa”. “La prima fase è l’apertura dello stretto. La seconda fase sarà la denuclearizzazione”, ha detto. “Ci vorrà un po’ di tempo, ma... siamo molto determinati su questo punto”. “Questa”, ha aggiunto, “è l’ultima chance per l’Iran di firmare un buon accordo”.
Trump: “Lo scopo non è uccidere, ma un accordo”
Qualche ora prima, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One durante il rientro dal New Jersey, Trump aveva spiegato che l’operazione militare prevista nelle prossime ore sarebbe stata di dimensioni eccezionali. L’Iran, ha sostenuto il presidente americano, era consapevole che l’offensiva “sarebbe stato il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale, sarebbe stato disastroso. Credo il Paese non sarebbe stato nemmeno ricostruibile”. Tuttavia, ha ribadito, “lo scopo non è uccidere, ma un accordo”.
Secondo il racconto del presidente statunitense, i segnali ricevuti sul possibile raggiungimento di un’intesa relativa allo Stretto di Hormuz e alla denuclearizzazione hanno convinto la Casa Bianca a fermarsi. “Quando sento dire un accordo riguardante lo Stretto di Hormuz e, in ultima analisi, la denuclearizzazione, mi dico: vogliamo davvero procedere?”, ha affermato Trump.
Il presidente ha inoltre riferito che i suoi interlocutori avrebbero espresso una preferenza per la soluzione diplomatica. “Preferiremmo di gran lunga un’intesa piuttosto che un attacco, perché non si sa dove possano portare queste iniziative”, ha dichiarato citando le risposte ricevute.
Il ruolo dei Paesi del Golfo
La decisione di congelare l’offensiva è arrivata mentre crescevano i timori di un allargamento del conflitto. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe contattato telefonicamente Trump per sollecitare una de-escalation e chiedere di concedere un’ulteriore opportunità al negoziato.
Il Qatar avrebbe invece avanzato una nuova proposta per favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran avrebbe manifestato disponibilità a proseguire il dialogo pur mantenendo la propria posizione di chiusura.
L’accordo su Hormuz e poi sul nucleare
Trump ha sottolineato che ‘’c’è un accordo sullo Stretto di Hormuz e poi ce ne sarà uno sul nucleare, o meglio sulla denuclearizzazione dell’Iran".
Le autorità iraniane, tuttavia, hanno respinto, in un primo momento, parte della ricostruzione americana. Teheran ha negato sia di aver chiesto agli Stati Uniti di rinunciare all’attacco annunciato, sia di aver accettato un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Restano inoltre profonde divergenze sul controllo delle rotte marittime e sulle tariffe di transito. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha affermato che Hormuz “non tornerà mai alla situazione prebellica” e ha precisato che i negoziati in corso con l’Oman “non hanno nulla a che vedere con la sua apertura o chiusura, ma piuttosto su una ‘nuova rotta marittima”.
Le tensioni restano elevate
Lo scenario delineato evidenzia la crescente preoccupazione dei governi del Golfo, che temono le conseguenze di un conflitto prolungato e giudicano altalenante la strategia americana nei confronti dell’Iran, tra accelerazioni improvvise e successive frenate.
L’Iran, da parte sua, vede le difficoltà di Trump, sempre più invischiato nella spirale del conflitto, al punto che i suoi funzionari, consapevoli della sua “vulnerabilità politica”, intendono sfruttare la situazione, se necessario, in vista del voto di Midterm di novembre. Il Wall Street Journal ha riferito che, in base a quanto detto da un diplomatico di Teheran, “qualora la diplomazia dovesse fallire”, i pasdaran stanno “valutando attacchi preventivi anche in assenza di un’offensiva americana”.
Sul presidente americano continua inoltre a pesare la scelta di rinunciare più volte, all’ultimo momento, a operazioni militari contro l’Iran. Una strategia che avrebbe alimentato anche la diffusione dell’acronimo “Taco”, interpretato come “Trump Always Chickens Out”, in riferimento ai ripetuti stop alle offensive pianificate.
Teheran smentisce: “Nessun incontro previsto in questi giorni tra le delegazioni”
In mattinata è arrivata la smentita da Teheran. L’Iran non ha intenzione di ospitare o inviare delegazioni “in questi giorni”. Lo afferma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ai giornalisti, scrive Al Jazeera. “Non ospiteremo delegazioni né saremo ospiti di alcun Paese in questi giorni”, ha spiegato dopo aver annunciato che “al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti”.
