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“Nel Golfo stimano il governo italiano. Grillo critica i 5s? Come dargli torto”

Parla Luigi Di Maio: “Molti parlamentari che mi chiesero di uscire dal partito di Conte ora lo sostengono. Mi fa sorridere”

Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell�UE per la regione del Golfo dal 2023 durante Assemblea generale ALIS, Italia in movimento. Roma, 3 dicembre 2024. ANSA/Emanuele Valeri (npk)

Luigi Di Maio ha compiuto 40 anni un mese fa. È giovane. Ma ha anche una lunga esperienza politica. È stato insieme a Beppe Grillo uno dei fondatori del Movimento 5 Stelle, è stato ministro, vicepresidente del consiglio, capo del Movimento. Poi ha guidato una robusta scissione, è passato al centrosinistra, e oggi è il rappresentante dell’Unione Europea nel Golfo Persico.

Presidente, che giudizio dà sugli attacchi di Beppe Grillo a Conte? È vero che il movimento 5 Stelle ha tradito i suoi valori fondativi?

«Inevitabilmente i processi istituzionali cambiano i movimenti anti-establishment. Se Grillo sostiene che il Movimento abbia cambiato politica e valori rispetto a quelli che aveva quando è nato, beh, come dargli torto? A me però sembra singolare che per giudicare questa contesa tra Grillo e Conte ci si concentri sulla valutazione del tasso di draghizzazione. È questo il problema? Chi stava con Draghi è colpevole?»

Non è così?

«Ma scusi: chi creò le condizioni per il governo Draghi?».

Dicono che sia stato Renzi

«E allora perché Renzi può stare nel Campo Largo in tutte le regioni e comuni e Draghi invece è Satana?».

Lei in quella fase politica guidò una scissione nel M5S.

«Sì. E tutti dissero che ero guidato da Draghi».

Non era vero?

«No. Era almeno un anno che circa settanta parlamentari Cinque stelle me lo chiedevano. Non erano più d’accordo con la linea del movimento. Specialmente sull’Ucraina. Quando la misura fu colma facemmo la scissione e ce ne andammo. Poi ho visto che alcuni di loro sono rientrati nel movimento e sostengono Conte, e la cosa un po’ mi fa sorridere».

Grillo rivuole indietro il simbolo del M5S per tornare in politica insieme a Di Battista?

«Non credo. Penso che lo voglia indietro per farlo sparire».

E Di Battista?

«Troverà una linea politica comune con Grillo? Alessandro è uscito dal movimento perché Grillo aveva dato il via libera a Draghi».

Parliamo del suo tema: la crisi del Golfo. A che punto siamo?

«Gli iraniani stanno usando su Hormuz lo stesso metodo che usavano sul nucleare. Superano di poco il limite consentito, poi scendono sotto il limite e così via. L’ambiguità è identica. Solo che per gli americani e per noi europei Hormuz non è solo uno stretto: è la libertà di navigazione, sulla quale si è fondato il nostro mercato libero. L’unico modo per risolvere la crisi è un accordo diplomatico. Vista la strategicità di questo tema sappiamo benissimo che gli americani non possono andar via finché non hanno ottenuto almeno la riapertura di Hormuz».

Esiste una via per risolvere il conflitto tra Israele e una parte consistente del mondo arabo?

«Resta questo il tema più importante: costruire un’architettura di sicurezza della regione. Che garantisca arabi, israeliani e anche il mondo persiano. Gli accordi di Abramo furono un passo importante in questa direzione, l’Arabia saudita era pronta a fare l’accordo con Israele. Il 7 ottobre ha fatto saltare tutto: un effetto distruttivo sulla politica mondiale. Ora servono dei grandi passi avanti per tornare al punto di partenza».

Come si risolve la questione palestinese?

«Credo che dobbiamo sostenere il piano che si sta portando avanti nel board of peace. Unione Europea e tanti Stati membri come l’Italia non possono entrare nel board of peace per motivi costituzionali, ma dobbiamo sostenere i 20 punti di Trump. Quella è l’unica strada percorribile al momento per arrivare ai due stati».

Il governo italiano come si sta comportando?

«Io sono stato nel Golfo per 60 giorni dall’inizio della guerra. Ho avuto molti incontri sia con ministri che capi di Stato. Ho trovato sempre apprezzamento per la linea del governo italiano. Da questo punto di vista incide moltissimo la stabilità del governo».

Nel campo largo mi pare che ci siano molte differenze sulla politica estera.

«Ogni partito tiene la sua posizione».

E in politica interna come lo vede il rapporto tra Schlein e Conte?

«Un rapporto politico che si è formato da poco. Il governo di destra consolida i rapporti tra i partiti che lo sostengono in tutte le regioni: l’alleanza tiene da più di 20 anni. Il Campo Largo si sta delineando ora. Sono normali le scosse di assestamento».

A sinistra ci sarà bisogno di primarie?

«L’attuale legge elettorale non prevede il leader. Se la nuova legge elettorale lo richiederà, ci dovranno essere».

Vannacci?

«Tutti ne parlano. Le persone mi fermano e mi parlano di Vannacci. Sicurezza e immigrazione sono il vero tema».

In Europa e in Italia c’è l’avanzata delle destre estreme.

«Prima ci fu il voto ai populisti, e c’eravamo anche noi del Movimento. Ora il voto ai sovranisti. Molte differenze, naturalmente. Il fatto è che la situazione sociale ed economica spinge gli elettori a segnalare alla politica che c’è un problema. L’elettorato vota forze estreme spesso per chiedere alle forze politiche tradizionali di cambiare linea».

Il suo mandato nel Golfo scade nel 2027. Lei si prepara al rientro nella politica italiana?

«No, anche perché sono fermamente convinto di questo: in politica non si torna, ti chiamano i cittadini».

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