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Aziende

Offerta ceca da 30 miliardi. Del Vecchio jr dice “no”

Il ceco Strnad mette sul piatto 30 miliardi. Lmdv dice no: “Il lavoro di mio padre resterà in Italia”. E ritira l’Opa su il Fatto

Leonardo Maria Del Vecchio, a Sant�?Egidio per la presentazione del progetto di ristrutturazione di un�?immobile. Roma 20 marzo 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Delfin finisce al centro dei desideri del miliardario ceco Michal Strnad, il quale lo scorso 20 ottobre ha inviato un’offerta da 30 miliardi di euro per rilevare l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio. Nella proposta, arrivata sulla scrivania dell’amministratore delegato Romolo Bardin, scrive di essere «alla ricerca di opportunità di investimento a lungo termine in società che operano o investono in aziende posizionate al vertice della loro catena del valore e in grado di generare flussi di cassa ricorrenti e resilienti»: per questo Delfin sarebbe un investimento perfetto.

Strnad non è nuovo alle cronache italiane, visto che è il patron di Csg, colosso ceco della difesa, ed è entrato in Pirelli attraverso il veicolo Lumina Crown (che possiede il 14,4% del gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera). Ora la mossa su Delfin. Il miliardario sarebbe interessato a proseguire anche se il board dovesse rilevare il 25% da altri eredi: una mossa che non «ritiene incompatibile con l’offerta».

La proposta si inserisce in una fase delicata per la holding dei Del Vecchio, con la questione dell’eredità ancora irrisolta. Il presidente Francesco Milleri ha portato l’offerta all’attenzione degli otto soci. Ieri sera, però, è arrivato un fermo no da Leonardo Maria Del Vecchio, che ha il 12,5% di Delfin e in passato ha tentato di rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola. «Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia», è la risposta del patron di Lmdv Capital. «Come socio di Delfin sono stato informato nei giorni scorsi dell’offerta pervenuta da un finanziere straniero, oggi resa pubblica. Per anni ho lavorato con un solo obiettivo: fare in modo che quello che mio padre ha costruito in una vita, partendo dal nulla e con le sole sue mani, non finisse lontano dalla sua storia e dal suo Paese». EssilorLuxottica, rivendica Lmdv, «non è soltanto un’azienda. È l’unico vero campione italiano nel mondo, la prova di cosa diventa il Made in Italy quando talento, lavoro e visione camminano insieme». Va da sé che, per come è strutturata Delfin, senza la disponibilità di Del Vecchio jr l’operazione rischia di essere morta in partenza. Intanto, nella giornata di ieri pare essersi concluso - almeno per il momento - il tentativo di scalata di Lmdv Media al Fatto Quotidiano.

Nei giorni scorsi il gruppo Seif, società editrice del quotidiano diretto da Marco Travaglio, aveva negato la due diligence, vale a dire una verifica sui conti, al veicolo societario di Del Vecchio jr che l’aveva richiesta per appurare l’effettivo bisogno di cassa del gruppo editoriale come condizione per lanciare un’Opa. Ieri la rinuncia ufficiale di Lmdv: «Non è mai stato un atto ostile», si legge sul comunicato, «ma l’interesse reale per una impresa editoriale che merita rispetto». E poi: «Abbiamo messo sul tavolo risorse e regole, e rispettiamo la decisione dei soci fondatori». In mezzo ci sono le parole di Marco Travaglio, su La7: «Il Fatto non è in vendita, io non sono in vendita, Il Fatto lo possono comprare solo i suoi lettori». Del Vecchio risponde senza astio: «La libertà di stampa si difende anche riconoscendo il giusto valore a chi la esercita ogni giorno. La nostra porta resta aperta, al Fatto come a ogni editore che voglia costruire un’informazione libera e sostenibile».

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