Cercare di battere la concorrenza di Gemini & Co nell’agone della intelligenza artificiale e ottenerne la supremazia dei suoi algoritmi costerà quasi 280 miliardi di dollari a OpenAI entro la fine del 2030. A fare i conti in tasca a ChatGpt è il Financial Times dopo aver visionato un documento dell’azienda dove si prevede un flusso di cassa libero negativo di 278 miliardi di dollari nel quinquennio 2026-2030, a fronte di investimenti per ampliare l’accesso alla potenza di calcolo. OpenAI stima, infatti, che le spese supereranno di gran lunga i ricavi, la cui crescita prevista è di dieci volte nello stesso periodo: dai 36 miliardi di quest’anno ai 350 miliardi del 2030. Complessivamente, il gruppo guidato da Sam Altman prevede di generare ricavi per 840 miliardi da qui alla fine del 2030. In dettaglio, secondo il documento, OpenAI prevede di spendere circa 856 miliardi in potenza di calcolo e infrastrutture entro la fine del 2030: si tratta, di gran lunga, della singola voce di spesa più consistente. L’enorme consumo di cassa previsto testimonia la pressione a cui è sottoposta l’attività di OpenAI che a marzo ha raccolto 122 miliardi per una valutazione di 852 miliardi. Lo scorso maggio, il gruppo aveva previsto un flusso di cassa libero negativo ancora più marcato, pari a 305 miliardi di dollari. E una settimana fa Altman, in un’intervista a Fortune, aveva annunciato l’intenzione di non quotarsi più a Wall Street quest’anno: «Ritengo che, considerando tutto ciò che sta accadendo sul fronte della sicurezza, questo sia un momento inopportuno per quotarsi in borsa; non avvertiamo alcuna pressione in tal senso», aveva detto. Sempre ieri è emerso che anche il sistema di intelligenza artificiale Gemini di Google ha avuto accesso a Internet e ha violato autonomamente diversi sistemi aziendali durante alcuni test di sicurezza informatica; si tratta del primo incidente di questo tipo per il colosso tecnologico, dopo altre violazioni di alto profilo che hanno riguardato OpenAI e Anthropic. La violazione di sicurezza, avvenuta a maggio, ha riguardato tre aziende. Google ha detto di non aver reso pubblici gli incidenti poiché le proprie misure di sicurezza avevano funzionato, a differenza di quelle delle concorrenti. Ma il problema IA la prossima settimana sarà al centro del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

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