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Trevi, al via l’offerta di Webuild. Perché la Cdp è pronta a dire sì

La holding può fare la differenza. Aderendo alla proposta ha l’occasione per liquidare il suo 21,3% incassando 63 milioni per altri dossier. Intanto la rivale Icop incassa il nulla osta sul golden power

Webuild ha perso il suo dg che si prenota per il Milan

Dopo un piccolo stop and go è pronta a partire l’Opa di Webuild per Trevi contesa anche dalla «rivale» Icop che ha in corso un’offerta di scambio parallela sulla società di ingegneristica del sottosuolo. La Consob ha dato il via libera al prospetto del gruppo guidato da Pietro Salini che mette sul piatto 4,50 euro per ogni azione Trevi e promette sviluppo e sinergie. Gli azionisti avranno tempo fino al 20 novembre per aderire, ma uno in particolare, Cdp Equity potrebbe fare la differenza. La Cassa, che ha il 21,3% della società contesa, ha più di un motivo per aderire all’offerta cash.

«Trevi può essere stato infatti un investimento discutibile nel tempo, ma l’Ops Webuild può rappresentare un’occasione e un buon punto di uscita», spiega al Giornale Gabriel Debach, market analyst di eToro. Webuild valorizza la società 295 milioni «e visto che Cdp Equity possiede circa il 21,3% il suo incasso sarebbe nell’ordine di 63 milioni».

«Se guardiamo indietro, Trevi è stata senza dubbio un investimento oneroso. Dal 2014 ci sono stati aumenti di capitale, nuovi apporti e diverse svalutazioni. Tuttavia, a fine 2025, la partecipazione di Cdp Equity in Trevi era iscritta a bilancio per 27,6 milioni. Nel 2026 Cdp ha aggiunto 21,3 milioni con il nuovo aumento per un valore contabile pro-forma di 48,9 milioni». Bisogna partire da qui e dalla considerazione che l’Opa valorizza la quota a 63 milioni per comprendere le prossime mosse della Cassa nella partita.

«Cdp deve scegliere se continuare a detenere direttamente il 21,3% di Trevi oppure monetizzarlo. Cdp Equity è anche azionista di Webuild, con circa il 16,5% del capitale e oltre il 21% dei diritti di voto. La convenienza dell’operazione va quindi letta anche sul piano industriale di lungo periodo: Webuild stima che l’integrazione possa generare 80-90 milioni di sinergie ebitda annue». La strada è dunque segnata: «può monetizzare oggi una partecipazione che

ha assorbito capitale e svalutazioni per anni, ridurre il rischio diretto su Trevi e mantenere, attraverso Webuild, una quota dell’eventuale upside industriale dell’operazione», conclude Debach.

Tornado all’operazione, la proposta di Webuild è interamente coperta da un contratto di finanziamento così come l’eventuale debito di Trevi. «L’integrazione consentirà a Trevi di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del gruppo presente in 50 Paesi da più di 120 anni», il tutto, «preservando identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche», spiega la nota.

Dal fronte Icop, nel frattempo, la società friulana fa sapere che la presidenza del Consiglio dei ministri ha deliberato il non esercizio del golden power

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