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Reti elettriche, l’Italia corre davanti all’Europa: il ruolo di Enel nella sfida della transizione energetica

Mentre Bruxelles e il Commissario Jorgensen lanciano l’allarme su congestioni e interconnessioni insufficienti in UE, il sistema infrastrutturale italiano parte da una posizione di forza. Secondo Ernst&Young per ogni euro investito nelle rinnovabili, l’Italia ne ha investiti 1,4 nella rete

Enel

L’Europa produce sempre più energia rinnovabile (le fonti greenad oggi coprono quasi il 50% della produzione, superando per la prima volta i combustibili fossili), ma non sempre dispone delle reti necessarie per portarla dove serve. È il paradosso messo in evidenza dal commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen: nel solo 2024 (bilancio annuale consolidato più recente e completo disponibile) il costo del curtailment, cioè della produzione rinnovabile ridotta o fermata perché le infrastrutture non erano in grado di assorbirla o trasportarla, ha superato i 6 miliardi di euro in sei Paesi europei. Francia, Finlandia, Germania, Ungheria, Polonia e Spagna sono gli Stati indicati dalla Commissione.

Il dato ancora più significativo riguarda l’energia che non è stato possibile utilizzare. Secondo le stime richiamate da Jørgensen, nell’Unione europea oltre 10 TWh di elettricità rinnovabile sono andati persi a causa della congestione delle reti e dell’insufficiente capacità delle interconnessioni transfrontaliere. Bruxelles propone per questo di portare a 29,9 miliardi di euro la dotazione del Cef-Energia, quintuplicando le risorse destinate alle grandi infrastrutture energetiche europee.

Secondo le evidenze presentate da Ernst & Youngall’Italian Energy Summit 2026, per ogni euro investito nelle rinnovabili l’Italia ne ha investiti 1,4 nella rete, il valore più elevato in Europa. In questo scenario, l’Italia può contare su una rete di distribuzione elettrica che rappresenta uno dei punti di forza del sistema energetico nazionale. Un’evidenza, questa,particolarmente significativa proprio alla luce dell’allarme lanciato da Bruxelles: aumentare la generazione rinnovabile senza sviluppare parallelamente le infrastrutture rischia infatti di creare colli di bottiglia e trasformare nuova capacità produttiva in energia che non riesce a raggiungere il mercato.

Negli ultimi decenni, Enel ha investito decine di miliardi di euro nello sviluppo della propria infrastruttura di rete e continua a investire per potenziarla, digitalizzarla e rafforzarne la resilienza. In Italia, sulle infrastrutture di rete gestiste da Enel, sono connessi circa 51 GW di capacità rinnovabile e oltre 2 milioni di produttori e prosumer: circa il 70% della capacità rinnovabile complessivamente connessa in Italiapassa attraverso la sua infrastruttura. Una rete che, con la crescita della generazione distribuita, è chiamata a svolgere un ruolo sempre più articolato: non più soltanto portare elettricità dalle grandi centrali ai consumatori, ma accogliere l’energia prodotta da milioni di impianti, gestire flussi bidirezionali, favorire l’autoconsumo e sostenere l’elettrificazione di famiglie e imprese.

Per accompagnare questa evoluzione, Enel continua a investire nella digitalizzazionee nella resilienza della rete, potenziando le infrastrutture per integrare nuova produzione rinnovabile e nuovi consumi elettrici, migliorare la qualità del servizio e rafforzare la capacità di risposta agli eventi climatici estremi. Un impegno che si innesta su un percorso di sviluppo che ha contribuito a costruire un’infrastruttura caratterizzata da tecnologie avanzate, elevati standard di qualità del servizio, bassi livelli di perdite di rete e una tariffa di distribuzione tra le più competitive in Europa.

La dimensione della rete gestita dal Gruppo Enel in Italia dà la misura dello sforzo industriale: circa 1,2 milioni di chilometridi infrastrutture elettriche. Del resto a livello globale Enel, principale utility nelle rinnovabili nel mondo, gestisce circa 1,9 milioni di chilometri di reti di distribuzione e serve oltre 69 milioni di utenti finali.

Anche il Piano Strategico Enel 2026-2028conferma la centralità delle infrastrutture. Dei 53 miliardi di euro di investimenti lordi previsti dal Gruppo, più di 26 miliardi saranno destinati alle reti, con circa il 55% di queste risorse concentrato in Italia. Parallelamente circa 20 miliardi andranno alle rinnovabili, con l’obiettivo di aggiungere circa 15 GW di nuova capacità.

È precisamente questo equilibrio tra nuova generazione e infrastrutture a diventare decisivo nella fase che si apre. L’allarme di Jørgensen mostra cosa può accadere quando le rinnovabili crescono più velocemente delle reti. L’esperienza italiana suggerisce invece la necessità di far avanzare insieme i due fronti: più produzione pulita, ma anche più capacità di trasporto, digitalizzazione, resilienza e connessioni.

Le reti rappresentano dunque sempre di più un’infrastruttura strategica abilitanteper accompagnare lo sviluppo del sistema e rendere l’energia disponibile dove e quando serve, garantendo al tempo stesso sicurezza, affidabilità ed efficienza. Sotto questo punto di vista, possiamo dirlo, nel confronto europeo l’Italia si fa trovare pronta.

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