I prezzi dei veicoli sempre più cari e il fattore competitività, su cui pesa l’elevato costo dell’energia, stanno incidendo negativamente sull’attività del polo Stellantis di Mirafiori, nonostante nel primo semestre siano state prodotte più auto che in tutto il 2025. Da qui la decisione di ricorrere alla cassa integrazione dal 19 al 30 ottobre sulla linea della Fiat 500 ibrida ed elettrica. Un segnale di allarme era arrivato al recente Salone Auto di Torino quando Antonella Bruno, responsabile di Stellantis Italia, aveva posto l’accento sulla «richiesta del gruppo alla Commissione Ue di poter essere inseriti nella categoria degli energivori, in modo tale da poter beneficiare di sgravi fiscali». Un appello sottoscritto insieme ad Anfia, Iveco e Ferrari. «Stiamo lavorando insieme alla politica e alle istituzioni - le parole della manager - e il nostro primo obiettivo è stato di tornare a dare ai nostri clienti la massima libertà di scelta, sia in termini di motorizzazioni, reintroducendo quelle ibride, sia in termini di estensione delle gamme».
Il messaggio alle istituzioni su cui Stellantis insiste: i prezzi delle produzioni nazionali potrebbero essere contenuti a partire da una riduzione del costo dell’energia, allineandolo a quelli di Spagna e Francia. «Ma ancora, anche a causa del difficile contesto geopolitico, non si è visto alcun beneficio concreto. La conseguenza è che un veicolo nuovo costa di più rispetto al passato e tale minore accessibilità ha svantaggiato soprattutto le famiglie del ceto medio e i giovani». E qui il gruppo punta il dito contro «tutti quei costi dovuti a requisiti o prescrizioni normative che hanno impattato soprattutto sul segmento delle utilitarie». A Bruxelles saranno fischiate le orecchie.
Preoccupati i sindacati. «Questo stop - avverte la Fiom - rischia di essere il primo di una lunga serie. Sono passati solo 8 mesi da quando la cassa integrazione è cessata alle Carrozzerie Mirafiori. Un solo modello non basta». Il commento di Fim Torino: «Dobbiamo discutere di futuro a breve e medie termine; inutili gli slogan sul lavoro in arrivo nel 2030 (la nuova gamma 500 - ndr) perché di questo passo l’impianto arriverà a quell’appuntamento in pessime condizioni di salute». Sull’urgenza di assegnare al polo torinese un secondo modello si concentra anche la Uilm, mentre il sindacato Fismic Confsal chiede al governo di portare con forza in sede Ue la richiesta di «avviare una politica industriale capace di difendere concretamente il settore, i suoi siti e i suoi lavoratori».
La holding Exor ha intato reso noto i dati del semestre: se da un lato il valore netto degli attivi (Nav) si è attestato a 32 miliardi (pari a 157,9 euro per azione), in calo del 3,9%, dall’altro la liquidità disponibile è salita a circa 4 miliardi, anche grazie le cessioni. Al via il piano di riacquisto di azioni proprie fino a 500 milioni. Il messaggio agli azionisti del ceo John Elkann: «I proventi delle operazioni effettuate, insieme a quelli del 2025 e attesi nel 2026, ci fanno più solidi finanziariamente». Exor è quindi pronta a cogliere eventuali nuove opportunità di crescita.
