Il robot si prepara a soppiantare la classica tuta blu lungo le linee di assemblaggio degli stabilimenti. E il paradosso è che i capi azienda chiedano allo stesso lavoratore umano di istruire il concorrente umanoide nei vari processi. Tutto questo sta accadendo in casa dell’americana Tesla (ma anche gli altri costruttori sono impegnati nella stessa direzione) nei reparti che sfornano la Model S. Il progetto, che ha trovato contrariati gli operai in carne e ossa, punta sull’umanoide Optimus. In pratica, l’iniziativa prevede di far indossare agli operai tute speciali dotate di sensori di movimento, per insegnare ai robot a lavorare allo stesso modo.
«Il malcontento - informa un report - ha raggiunto punte talmente elevate da spingere la stessa Tesla a rallentare l’attività di addestramento, dividendo il personale addetto alla formazione degli automi da quello effettivamente impegnato nelle mansioni manuali». Tesla è stata così costretta a rivolgersi all’esterno per reperire personale che accettasse di fare da trainer ai robot Optimus, visto che gli operai a cui era stato chiesto di indossare le tute con i sensori hanno rifiutato qualsiasi coinvolgimento.
La progressiva robotizzazione delle fabbriche consente all’azienda di conseguire risparmi di tutto rispetto, non avendo l’umanoide problemi di lavorare al caldo o al freddo, di orari e assenze per motivi vari, di rivendicare aumenti di salario e di operare sempre e comunque secondo le necessità. L’impiego di umanoidi rappresenta un nuovo problema che grava su un settore in piena crisi nel caso specifico in Europa.
Anfia, l’associazione delle filiera automotive italiana, segue con attenzione questo scenario. «C’è un problema demografico - avverte il presidente Roberto Vavassori, intervistato da Aci Radio - : è vero che gli operai vanno a casa e, purtroppo, sono in tanti. Ecco perché tra pochi anni non troveremo lavoratori per le fabbriche e la robotizzazione, come stanno facendo Cina e Giappone, diventa necessità e non un’opzione. Bill Gates, parecchi anni fa, quando ancora non circolavano tanti robot, aveva proposto un’idea un po’ balzana che adesso non si sta rivelando tale: dovremo tassare i robot». Una soluzione che guarderebbe anche al mantenimento del welfare. Per i sindacati una nuova difficile sfida.
