La Commissione europea accusa il fondo americano Kkr di avere fornito «informazione fuorvianti» all’epoca dell’acquisizione della rete fissa di Tim. Nel mirino di Bruxelles sono finiti i contratti di lungo termine attraverso i quali FiberCop (società in cui è confluita la rete di Tim) concede agli altri operatori telefonici l’accesso alla rete fissa, dietro pagamento di un canone. Nel 2024 il fondo Usa aveva rassicurato la Commissione (in foto la commissaria alla Concorrenza, Teresa Ribera) sul fatto che le condizioni economiche non avrebbero potuto essere peggiorate unilateralmente, ma soltanto con il consenso dei clienti. Una garanzia che sarebbe stata decisiva per autorizzare senza condizioni l’acquisizione della rete Tim. Successivamente, però, alcuni operatori hanno denunciato aumenti delle tariffe all’ingrosso, spingendo Bruxelles a contestare al fondo americano la correttezza delle informazioni fornite. Il fondo d’investimento, che detiene il 37,8% di Fibercop, rischia una multa fino all’1% del fatturato mondiale annuo.
Gli americani hanno reagito respingendo con fortza gli addebiti dell’Unione europea: «Kkr dissente fermamente con la valutazione preliminare della Commissione europea». In una nota, il fondo ribadisce «l’accuratezza delle informazioni fornite nel corso dell’esame dell’acquisizione di NetCo effettuato dalla Commissione nel 2024. Contesteremo con forza tali accuse preliminari nella nostra risposta alla comunicazione degli addebiti, pur continuando a collaborare in modo costruttivo con la Commissione». La comunicazione degli addebiti non costituisce un accertamento definitivo di violazione e l’autorizzazione alla transazione già concessa dalla Commissione rimane valida. Certo però è una preoccupazione in più per la società che ha tra i suoi soci anche il minsitero dell’Economia e il fondo infrastrutturale F2i.
Intanto, sempre nel mondo delle telecomunicazioni, ieri il tribunale di Milano ha confermato il rigetto alla richiesta di sospensiva cautelare da parte di Inwit della disdetta di Fastweb +Vodafone degli accordi relativi al Master servic agreement (il contratto di servizio che regola i rapporti tra le parti). Non si tratta ancora di una sentenza sul merito della vicenda, con la prima udienza che è in calendario a novembre. L’operatore delle torri è al centro di un contenzioso con Fastweb+Vodafone e Tim, le quali chiedono un ribasso del canone e hanno annunciato la rescissione dell’accordo che le lega con Inwit e l’annuncio di una partenrship per costruire una nuova società di torri.
