Un fiume di indiscrezione fiocca nelle sale operative il giorno successivo alla risposta di Mps sull'offerta di Intesa Sanpaolo. La più clamorosa arriva dall'Adnkronos, secondo la quale sarebbe un piano di fusione a cascata il progetto a cui starebbero lavorando Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, e Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca, in risposta all'opas lanciata da Intesa Sanpaolo. La fusione coinvolgerebbe Mps, Banco Bpm e indirettamente Credit Agricole Italia. L'operazione allo studio avrebbe come ulteriore - e clamoroso - sviluppo l'apertura di un dossier di fusione tra Generali e Axa.
Una cantiere che ha una sua verosimiglianza, dopo che il gruppo guidato da Lovaglio, lo scorso giovedì, ha criticato la proposta di Intesa - al momento l'unica sul tavolo - dal punto di vista del prezzo, ma anche manifestando una certa avversione la progetto di cedere 635 filiali a Unipol. Il Monte però ha fatto anche di più: ha manifestato una chiara preferenza alla proposta di aggregazione di Banco Bpm, definendola come bisognosa di un «approfondimento completo e rigoroso».
La strutturazione della proposta alternativa a Intesa però dovrà avere tempi molto stretti e cela un retroscena destinato a fare alzare le antenne alla politica: Credit Agricole, già oggi primo azionista di Bpm con in pugno il 30% della banca, potrebbe trovarsi a essere il primo azionista (tra l'11 e il 12%, secondo le simulazioni di Deutsche Bank) di un gruppo (quello che scaturirebbe dall'unione Mps-Bpm) che abbraccerebbe una fetta molto considerevole del risparmio italiano, avendo al suo interno i fondi di Anima e la partecipazione di riferimento in Generali. Alle spalle di Credit Agricole, il secondo azionista della futura aggregazione sarebbe Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio. Quest'ultima ha una quota di quasi il 17,5% in Mps ed è secondo azionista di Generali (circa il 10%) e detiene il 2,7% di Unicredit. Per questo è, di fatto, un attore protagonista del risiko bancario italiano. Delfin ha legami anche con la Francia, avendo come principale socio in EssilorLuxottica lo Stato francese attraverso Bpifrance e la Caisse des Dépots. E tra l'altro in Delfin è in corso un riassetto delle quote tra gli eredi Del Vecchio, con Leonardo Maria che è al lavoro per finanziare un'operazione - valutata 11 miliardi di euro - che coinvolge un pool
di banche tra le quali due big francesi come Credit Agricole e Bnp Paribas. Un aspetto probabilmente casuale, ma che potrebbe determinare una qualche forma di influenza francese di fronte a un'operazione che certamente verrebbe vista di buon occhio a Parigi.
Sta di fatto che tra gli addetti ai lavori circola l'ipotesi che l'eventuale operazione Bpm-Mps avrebbe come posta in gioco non tanto le nozze tra i due istituti, ma la quota del 13% che Rocca Salimbeni - attraverso Mediobanca - detiene del colosso assicurativo Generali. Una partecipazione in grado di orientare i destini del Leone di Trieste, anche verso big assicurativi esteri come Axa. Il gruppo francese da sempre ambisce a prendere il controllo di Generali.
Da vedere come deciderebbe di muoversi il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, che in audizione al Senato ha affermato che il golden power «vale anche tra banca italiana e banca italiana» qualora siano in gioco equilibri di sicurezza economico-finanziaria.
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