Il «baffo d’acciaio» del Montepaschi non si riposa nemmeno a Ferragosto. L’amministatore delegato del gruppo bancario senese, Luigi Lovaglio, ha parlato con i giornalisti a margine della cerimonia con cui è stato insignito del Premio Mangia 2026, la massima onorificenza civica senese. Il banchiere sta dando il tutto per tutto - anche a livello comunicativo - per erigere un muro dinanzi al tentativo di scalata di Intesa Sanpaolo.
Un assist inaspettato è arrivato dalle parole della premier Giorgia Meloni, che nell’ntervista a Milano Finanza aveva auspicato che il risiko preservasse la concorrenza e che Mps non venisse «smembrata». A tal punto il commento di Lovaglio è stato: «Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore del Monte dei Paschi di Siena sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare». L’offerta di Intesa Sanpaolo prevede, per superare l’ostacolo Antitrust, che 635 filiali vengano poi cedute da Ca’ de Sass a Unipol. L’idea del gruppo assicurativo è di creare una banca a se stante dal nome Banca Montepaschi con la finalità di arrivare a una fusione con Bper, istituto bancario dove il gruppo guidato da Carlo Cimbri è azionista di riferimento. Secondo queste simulazioni diffuse dalla stessa Unipol, il blocco di filiali - per le quali è già stato approvato un aumento di capitale da 2,5 miliardi - dovrebbe portare circa mezzo miliardo di utile aggiuntivo al gruppo Bper. Nell’operazione cambierebbero gruppo una stima di circa 7mila dipendenti e 2 milioni di clienti. L’unione dei due gruppi creerebbe una rete di 2.600 filiali, la seconda per dimensioni del Paese.
C’è però un tema di territorialità, di vicinanza ai territori dei centri decisionali, che pare essere l’argomento forte di chi si difende dalla scalata in attesa di avere un’alternativa finanziaria credibile a un’offerta - quella messa sul tavolo da Intesa - già competitiva. Per spiegare perché Mps dovrebbe restare indipendente rispetto al gruppo di Carlo Messina, Lovaglio usa una metafora energetica: «Anche nel caso delle centrali elettriche non necessariamente due centrali hanno la stessa potenza di una più grande». Ha quindi aggiunto: «Il Monte ha un’anima e le anime non si possono separare». In questi anni, ha proseguito Lvoaglio, «con l’impegno di meravigliose persone, abbiamo fatto ciò che era giusto fare: difendere il patrimonio che non è solamente una banca, ma è di più».
Ieri è arrivato anche il commento della sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, dopo il discorso del giorno prima di Lovaglio. «Il Monte dei Paschi non è una somma di filiali, è una parte dell’identità di questa città da cinquecento anni, e anche da più tempo», ha detto la prima cittadina. E sul premio a Lovaglio: «Il Concistoro ha scelto di assegnargli il Mangia per aver contribuito ad accrescere la fama e il prestigio di Siena anche fuori dai nostri confini».
