Sarebbe solo l’ultimo colpo di scena del risiko bancario italiano. Ma se il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha negato per anni ogni interesse per Mps e poi ha lanciato l’offerta con in tasca l’accordo con Unipol, allora perché Andrea Orcel - ceo di Unicredit - non potrebbe ritornare sul Banco Bpm, magari a braccetto con gli ex nemici di Agricole? L’indiscrezione ha vuto effetti concreti sui titoli bancari: ieri Banco Bpm è salita del 4,3%, mentre Unicredit è avanzata del 3,1 per cento. I due istituti non commentano. Sarebbero comunque tutti da testare gli umori politici in merito a un’operazione che porterebbe per lo meno il grosso del Bpm a Unicredit, mentre all’Agricole potrebbero andare filiali o partecipazioni di un gruppo che sarebbe al top in Paesi come Italia e Germania.
L’ad di Unicredit si era già scontrato contro i paletti del golden power nel corso del suo primo tentativo di scalata a Piazza Meda, da allora però sono cambiate molte cose. Ci sono stati gli attriti tra l’Italia e Bruxelles per il golden power, un azionista francese (l’Agricole) che si è considerevolmente rafforzata nel capitale della banca guidata da Giuseppe Castagna e, inoltre, il gruppo italiano ha ulteriormente ridotto la sua presenza in Russia che era stata messa nel mirino con il precedente decreto. Le indiscrezioni, rilanciate dal Sole 24 Ore, vorrebbero dialoghi in corso tra Milano e Parigi, seguiti a un periodo di gelo dopo che Orcel ha deciso di non rinnovare il contratto distributivo in scadenza al 2027 dei fondi di Amundi.
Il tutto mentre l’assemblea straordinaria di Unicredit - tenutasi ieri a Milano con il metodo del rappresentante delegato - ha approvato pressoché all’unanimità le modifiche statutarie per adeguare le modalità di presentazione della lista cda alla Legge Capitali. C’è stato l’ok all’aumento di capitale con l’emissione di massime 10,6 milioni di azioni riservate «alle istituzioni finanziarie titolari di crediti nei confronti di Unicredit derivanti dal regolamento di determinati contratti di total return swap aventi come sottostante azioni di Commerzbank. «Un settore bancario europeo più forte e integrato non è soltanto auspicabile, ma rappresenta una necessità per la competitività del nostro continente», ha detto Orcel agli azionisti sottolineando che «Unicredit si trova in una posizione unica per cogliere tali opportunità e il nostro continuo impegno verso Commerzbank rappresenta una manifestazione concreta di questa convinzione». L’operazione in Germania ha come stella polare «la creazione di valore sostenibile per i nostri azionisti attraverso una crescita superiore», ha aggiunto il banchiere.
I soci hanno inoltre dato il via libera alla delega al cda per emettere in cinque anni bond At1 denominati in dollari per un controvalore massimo di 5 miliardi di euro. All’assemblea erano presenti 5.894 azionisti attraverso il rappresentante designato, per il 68,39% del capitale. I principali soci con quote superiori al 3% sono BlackRock (7,62%) e Capital Research (5,333%).
