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Benvenuti al Salon Kitty, il bordello delle spie

Giorgio Ferrari racconta gli anni ruggenti della Berlino dopo la Grande guerra. E la svolta portata dalle SS

Benvenuti al Salon Kitty, il bordello delle spie
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Giorgio Ferrari con L'alcova delle spie. Salon Kitty: sesso e spionaggio nel Terzo Reich (Neri Pozza, pagg.233, 20) offre molto di più di quanto lascia supporre il titolo: è un saggio attento, documentato del tramonto infelice, ma danzante della Repubblica di Weimar, vittima della crisi mondiale del 1929 e distrutta dalla violenza delle squadre brune delle SA e quelle nere delle SS del partito nazionalsocialista.

La prima parte propone scene affascinanti del congedo da quel periodo artisticamente e intellettualmente creativo quando Berlino, l'Atena sulla Sprea, ma anche la Chicago sulla Sprea, era la centrale europea di crimini, affari e dei vizi più spericolati, come l'aveva raffigurata Brecht in Mahagonny -, ma anche fucina di arte e pensiero. I caffè berlinesi si erano trasformati in atelier dell'arte del Novecento. Al Romanisches Café si poteva incontrare l'élite intellettuale della Mitteleuropa: Gottfried Benn, Walter Benjamin, Elias Canetti, Otto Dix, Georg Grosz, il pittore Max Liebermann, Erwin Piscator, inventore del Teatro Politico, Erich Maria Remarque, Billy Wilder, che era ancora Samuel, Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia, Stefan Zweig, già consapevole della fine del mondo di ieri, ma anche gli architetti del Bauhaus, i pittori dell'espressionismo, gli scrittori della Nuova Oggettività, da Döblin a Ernst Jünger, nonché i russi da Ehrenburg a Majakowskij Nei dintorni della città, a Babelsberg era sorta una dei centri del cinema del Novecento, in concorrenza con Hollywood.

I cabaret berlinesi erano luoghi di perdizioni e di indimenticabili nottate. In uno dei più celebri e frequentati locali notturni, si replicava scandalosamente ogni sera un'audace rivisitazione del Totentanz di Liszt, trasformato in un macabro sfrenato foxtrot, "mimato da ballerini in calzamaglia nera e strisce bianche che simulavano degli scheletri, mentre tutti intonano Berlin, dein Tänzer ist der Tod, (Berlino, il tuo ballerino è la morte)". Ma presto cambiò la musica con la presenza sempre più invasiva e minacciosa delle nere uniformi con i teschi come distintivi delle SS, che occuparono tutti i nodi e gangli della Germania, non arretrando di fronte a nulla, sfruttando tutto e tutti, anche il famoso Salon Kitty, il più elegante ed esclusivo bordello berlinese, nei cui sotterranei il servizio segreto delle SS al comando di Reinhard Heydrich, il numero due delle SS, aveva installato una centrale di spionaggio con strumenti all'avanguardia tra cui il magnetofono. Così potevano registrare i colloqui intimi degli ospiti, importanti membri del partito, dell'esercito, della diplomazia e della finanza.

Le ragazze, oltre che bellissime, erano raffinate, colte, vere professioniste scelte e addestrate. L'ampia documentazione, studiata da Ferrari, fornisce una fascinosa descrizione della Berlino durante il Terzo Reich e degli anni del conflitto quando gradualmente il 90% della città crollò sotto i bombardamenti, ponendo così fine all'attività delle cantine spionistiche e della accogliente maison. Tuttavia i risultati di tanti appostamenti furono mediocri. Tra i più loquaci habitués c'era Galeazzo Ciano che si era lasciato andare a confidenze pericolose di critica verso i gerarchi nazisti. E aveva ragione ché tra Göring, Goebbels, Himmler e Bormann era in corso una guerriglia segreta senza esclusioni di colpi.

L'immagine è di una classe politica volgare, tesa al tornaconto personale, per cui il mito della razza pura era solo un pretesto ideologico per mascherare un regime spietato, che tuttavia fece scuola come dimostra la prosecuzione di certe pratiche di terrore di stato nella DDR, come ha mostrato esemplarmente il film Le vite degli altri.

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