Il Big Bang rinasce in laboratorio Così esplode il segreto della vita

Diciamo la verità: questa storia che ieri nei laboratori del Cern di Zurigo si è «ricreata l’esplosione del Big Bang che generò l’universo», è assai suggestiva sotto il profilo della letteratura (genere fantasy), ma in termini scientifici le cose non stanno esattamente così. Tutto ruota attorno a tre lettere misteriose - Lhc -, le iniziali di Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle mai costruito al mondo.
Ma cos’è un acceleratore di particelle? E a cosa serve? Immaginate una enorme «lavatrice» (lunga circa 27 chilometri e a cento metri di profondità) nel cui «cestello» venga «centrifugato» un «bucato» a base di protoni scagliati l'uno contro l’altro con un’energia mai raggiunta prima d’ora. Tanto che i suddetti protoni si sono disintegrati dando vita a «fontane di particelle» ancora più microscopiche e semplici di quelle che compongono gli atomi.
Uno scontro primigenio - quello replicato ieri nel tecno-bunker più famoso del mondo - che avrebbe molti punti in comune con l’originario Big Bang cui dobbiamo tutti la nostra esistenza. Un esperimento unico al mondo finalmente riuscito. Ma perché «finalmente»? Qualcosa del genere i cervelloni del Cern avevano infatti già tentato di realizzarla il 10 settembre 2008, ma in quell’occasione il «turbo» acceleratore andò in tilt a causa di un «guasto dovuto a un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti superconduttori della macchina». Almeno così spiegarono le cronache del tempo.
Ma ieri è stata tutta un’altra storia. Il test - se pur partito male per motivi tecnici - ha centrato l’obiettivo. In prospettiva i ricercatori potranno verificare l’esistenza di particelle (dette «supersimmetriche») utili per comprendere meglio l’esatta natura della materia e delle «energie oscure» che costituiscono gran parte dell’universo; tra le altre possibili risposte, la soluzione del rebus dell’antimateria e della «particella di Dio», vale a dire il «bosone di Higgs» dal quale dipende la massa. Fin qui il disperato tentativo di spiegazione da parte di un profano.
Passiamo ora la parola agli esperti. «Dopo 20 anni di duro lavoro, il sogno diventa realtà». Così il Cern di Ginevra ha annunciato «le collisioni record da 7 Tev raggiunte da Lhc» che ha superato così di 4 volte l’acceleratore di particelle statunitense Tevraton di Chicago. Il Large Hadron Collider, la più grande macchina per la scienza mai costruita dall’uomo, ha infatti prodotto la sua prima collisione ad alta energia: «Due fasci di protoni sono entrati in collisione a una energia di 7 Tev, un’energia record di 7.000 miliardi di elettronvolt».
Con questo traguardo si dà «ufficialmente l’avvio al programma di ricerca di Lhc, stabilendo un nuovo record del mondo di energia» afferma l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), presente al Cern con oltre 600 ricercatori. «Siamo sulla soglia di un nuovo mondo»: per i fisici che lavorano al progetto è cominciata un’avventura che «lascerà il segno nella conoscenza dell’universo e delle leggi che lo regolano».
Quasi 20 anni di attesa per un «risultato straordinario», che per il direttore generale del Cern, Rolf Heuer, e per il direttore scientifico, Sergio Bertolucci, ha meritato un brindisi con un vino rosso del 1991, anno in cui è stato firmato il progetto dell’acceleratore. «La cosa più eccitante che abbiamo davanti a noi è scoprire l’ignoto», ha detto Bertolucci in collegamento con la conferenza stampa organizzata al Cern dopo le collisioni.
«Sono senza parole», ha detto il direttore dell’Lhc, Steve Myers. «Sono emozionato e felice, l’avvenimento di oggi è una pietra miliare nella fisica». Anche alla coordinatrice dell’esperimento Atlas, Fabiola Gianotti, le prime collisioni hanno provocato una grande emozione: «È stato un momento meraviglioso e l’Lhc è un oggetto fantastico. Una tecnologia complessa che ha dietro tante persone e moltissimi giovani, soprattutto per loro è stato un giorno memorabile. Quello di oggi è un punto di arrivo e di partenza che apre una nuova era per l’esplorazione della fisica». «Sapevamo che avremmo visto qualcosa di diverso, era accaduto tante volte nelle simulazioni, ma vederlo davvero è stato completamente diverso - ha detto il coordinatore dell’esperimento Cms, Guido Tonelli -. D’ora in poi, ogni momento è buono per una scoperta».
Non a caso al Cern i festeggiamenti sono terminati subito. I dati relativi alle «collisioni» sono già stati distribuiti nella rete di calcolo Grid che comprende 100mila computer distribuiti in tutto il mondo. La maxi «lavatrice» dell’acceleratore Lhc è già pronta a ripartire.

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