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Borsa e mercati

Amore, guerra e agenti segreti: il lato oscuro della “Tindereconomics”

Le app di dating sono in difficoltà, gli utenti sembrano stanchi. E gli 007 le usano per raccogliere info sensibili: i casi del colonnello dell’esercito e dei militari Nato. L’analisi del Think Tank Sandwich Club

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Anche un esperto colonnello in pensione ci è cascato. È il caso di David Franklin Slater, dipendente civile dello U.S. Strategic Command con nulla osta Top Secret. Nel 2022, attraverso un’app di incontri, abbassò le sue difese con una persona che si presentava come una donna ucraina, alla quale trasmise informazioni relative a obiettivi militari e capacità russe nella guerra in Ucraina. Nel luglio 2025 si è dichiarato colpevole di associazione a delinquere per la trasmissione di informazioni di difesa nazionale. Può sembrare un errore ingenuo, ma proprio la quantità di informazioni cedute dagli utenti sulle app di incontri può essere un rischio considerevole in alcuni casi, soprattutto in tempi di guerra ibrida.

Per chi vuole raccogliere informazioni – come i servizi segreti di un Paese straniero – un’app di incontri è uno strumento quasi perfetto. Posizione, aspetto, orari e spesso professione vengono condivisi volontariamente, mentre la promessa dell’intimità abbassa la soglia del sospetto. Nel dicembre 2024 un’indagine del collettivo giornalistico olandese Follow the Money ha mostrato quanto questa vulnerabilità sia concreta: sfruttando le impostazioni di prossimità di Tinder, i reporter sono riusciti a triangolare gli spostamenti di piloti e militari Nato da basi nei Paesi Bassi e in Germania fino ad Ämari, in Estonia.

Quelli citati non sono casi isolati. Il controspionaggio militare tedesco ha confermato l’utilizzo di Tinder da parte di agenti russi per individuare politici e membri della Bundeswehr da trasformare in fonti. Nell’agosto 2024 persino Mosca ordinò a militari, poliziotti e residenti delle zone di confine di smettere di usare le app di incontri. La Tindereconomics – esplorata nello studio realizzato da Sandwich Club, il think tank fondato dal deputato Giulio Centemero – mostra così il suo lato più paradossale: nell’era digitale anche l’intimità è diventata un mercato. E i dati prodotti cercando l’amore possono valere molto più di un abbonamento premium. Del resto, ogni rivoluzione economica cambia il modo in cui viviamo, ma quella digitale sta cambiando anche il modo in cui amiamo. Il mercato sembrava avere un confine che coincideva con quello delle relazioni umane. Le piattaforme hanno cancellato anche quello.

Uno dei casi più emblematici è Tinder, nato in California nel 2012, simbolo di un ecosistema più ampio, da Bumble a Hinge. Oltre 400 milioni di persone utilizzano app di dating e nel 2025 due statunitensi su tre tra i 18 e i 29 anni dichiaravano di averne usata almeno una. In Italia, secondo il Consumer Cyber Safety Report di Norton, circa il 24% degli italiani le utilizza, per quasi sei ore alla settimana.

È il mercato della “Tindereconomics”: circa 6 miliardi di dollari di ricavi globali nel 2025. Ma affiorano segnali di stanchezza. Tinder, con circa 1,8 miliardi di ricavi, ha registrato una flessione. Un sondaggio di Forbes Health su mille americani rileva che il 78% ha sperimentato burnout emotivo, mentale o fisico legato alle dating app, con la Gen Z - i nati tra il 1997 e il 2010 - più esposta.

È qui che economia e psicologia si incontrano. L’abbondanza di profili promette libertà, ma può trasformarsi nel “paradosso della scelta”: più opzioni significano maggiori costi di ricerca, senza produrre necessariamente connessioni migliori. È un altro dei fenomeni più curiosi innescati dalla Tindereconomics, ovvero il nuovo mercato delle relazioni umane. Profili, preferenze e interazioni diventano dati che alimentano algoritmi capaci di orientare attenzione, desiderio e comportamento. Il servizio non è più l’unico prodotto: il prodotto siamo anche noi.

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