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Borsa e mercati

Marchio Biologico Italiano, Consorzi Agrari d’Italia: un riconoscimento al lavoro delle nostre imprese

Consorzi Agrari d’Italia accoglie con favore il nuovo segno distintivo del bio nazionale. Oltre il 10% del fatturato CAI negli agrofarmaci riguarda già prodotti ammessi in agricoltura biologica. Con FederBio Servizi, un supporto completo alle aziende che scelgono il metodo bio

Agricoltura

Consorzi Agrari d’Italia (CAI) esprime apprezzamento per l’introduzione del Marchio Biologico Italiano. Il nuovo marchio renderà più immediato riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana. Per gli agricoltori significa vedere finalmente distinto il valore del proprio lavoro in un mercato dove l’offerta estera, spesso più economica, compete sugli stessi scaffali. Un passo atteso anche dal mercato: i consumatori chiedono sempre più trasparenza sull’origine di ciò che acquistano, e il biologico italiano ha tutte le carte per rispondere.

Il marchio arriva in un momento in cui il biologico italiano ha bisogno di nuovo slancio. Scegliere questo metodo richiede investimenti, competenze specifiche, tempi di conversione e un impegno amministrativo che molte aziende faticano a sostenere da sole. Un segno distintivo capace di trasferire valore al consumatore è un incentivo concreto, a condizione che ciò si basi su un sistema in grado di accompagnare le imprese lungo tutto il percorso.

Da anni CAI risponde a questa esigenza, forte di una presenza capillare sul territorio e di una solida competenza agronomica e gestionale. L’obiettivo è duplice: garantire la sostenibilità economica dell’azienda agricola e valorizzare la qualità delle pratiche colturali italiane, su cui si fonda l’eccellenza del nostro agroalimentare.

In primo luogo, gli accordi di filiera. CAI promuove intese che collegano produttori, trasformatori e mercato, assicurando a chi coltiva con metodo biologico un canale di vendita definito e una remunerazione che tenga conto degli impegni aggiuntivi. Sono diverse le filiere biologiche attivate da CAI con l’obiettivo di dare all’agricoltore la serenità necessaria per programmare e all’industria la garanzia di approvvigionarsi di materia prima italiana, con una tracciabilità coerente con la finalità del nuovo marchio.

Poi, i mezzi tecnici. Oltre il 10% del fatturato che CAI realizza nel comparto degli agrofarmaci deriva da prodotti ammessi in agricoltura biologica. Un risultato che testimonia una domanda concreta da parte degli agricoltori e la capacità della rete CAI di rispondere con soluzioni dedicate, affiancate dal supporto costante dei propri tecnici in campo, azienda per azienda.

Infine, i servizi. Con l’acquisizione della maggioranza di FederBio Servizi, CAI ha scelto di investire direttamente nell’accompagnamento delle imprese biologiche: dalla formazione e consulenza tecnica per la conversione fino al supporto nel percorso di certificazione e nella gestione degli adempimenti. Un servizio che alleggerisce le aziende dal carico amministrativo legato alla certificazione, oggi uno dei principali ostacoli alla scelta del biologico. In questo modo gli agricoltori trovano in CAI un unico interlocutore per tutto ciò che riguarda il biologico e il biodinamico, dal campo fino al mercato.

“Il Marchio Biologico Italiano”, dichiara Marco Allaria Olivieri, Direttore Generale di Consorzi Agrari d’Italia, “dà maggiore riconoscibilità al lavoro delle imprese agricole e ai prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana. È un risultato importante per la trasparenza verso i cittadini e per la valorizzazione delle nostre produzioni. Ora occorre aiutare le aziende a coglierne le opportunità, con meno oneri burocratici e filiere capaci di riconoscere un reddito adeguato a chi produce. CAI vuole contribuire con accordi di filiera, mezzi tecnici e assistenza sul territorio; attraverso FederBio Servizi può inoltre accompagnare le imprese nella conversione e negli adempimenti connessi alla certificazione”, conclude il Direttore Generale di Consorzi Agrari d’Italia.

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