L'intelligenza artificiale e i data center stanno spingendo Wall Street ai massimi storici. È un fatto, ma non l'unico: l'Italia non è immune all'ondata delle nuove tecnologie e il mercato lo sa bene. Ieri, Stmicroelectronics ha rivisto al rialzo le previsioni dei ricavi dei data center «ora attesi intorno a un miliardo di dollari nel 2026» rispetto ad «agevolmente sopra i 500 milioni di dollari» previsti in precedenza. E l'anno successivo, «assumendo che la dinamica attuale continui - che spinge la domanda dei chip - e considerando gli impegni che abbiamo attualmente, nel 2027 i ricavi potrebbero raddoppiare rispetto a nettamente sopra ad 1 miliardo di dollari previsto in precedenza».
Guardando ancora più lontano, l'amministratore delegato della società Jean Marc Chery conferma al 2028 ricavi per almeno 18 miliardi di dollari, con un margine lordo «al 40% dei ricavi». Insomma, finché la domanda di data center continua a crescere e ci sarà un'accelerazione nel settore dell'Ia, tutte le società che nutrono questo comparto non possono che beneficiarne. E, come sottolineato da Chery, Stm è «in grado di competere e di andare ovunque in base all'evoluzione del mercato e abbiamo la flessibilità produttiva per farlo».
Ma come mai la società è così ben posizionata? Sicuramente perché non è nuova in questo settore e inoltre, negli ultimi mesi, sta riuscendo a diversificare i mondi in cui agisce, passando dall'elettronica di consumo fino all'automotive. Giusto per fare un esempio, lo scorso febbraio Stm aveva annunciato la fornitura di semiconduttori ad Amazon Web Services, piattaforma di Amazon, inclusi chip per la connettività e la gestione dell'alimentazione. Un accordo pluriennale dalle dimensioni di «diversi miliardi di dollari», di fatto.
Una crescita così forte è, chiaramente, visibile anche in Borsa: ieri il titolo ha fatto un balzo del 15,1% a 68,2 euro per azione, vicinissima al massimo toccato a giugno del 2000 quando aveva superato i 72 euro. Guardando all'ultimo periodo, in soli sei mesi Stm è cresciuta del 242,3%, un risultato incredibile che ha aiutato anche il listino milanese a toccare nuovi picchi storici. Basti pensare che ieri il Ftse Mib ha sfiorato i 50.600 punti.
Questa corsa al rialzo, che trascina Piazza Affari verso vette inesplorate, racconta però qualcosa di più profondo.
Dimostra che la catena del valore dell'intelligenza artificiale non parla solo l'inglese della Silicon Valley e Milano, per una volta, si scopre tutt'altro che periferica nella mappa della nuova geografia globale del tech.