Vendere euro per comprare yen. No, non si tratta del piano di un italiano che si appresta a partire per il Giappone, ma dell’ultima mossa del Tesoro statunitense.
Per la prima volta in quasi trent’anni, Washington e Tokyo hanno infatti unito le forze per sostenere la valuta nipponica attraverso acquisti diretti sul mercato dei cambi. Un’operazione coordinata e insolita che ha visto protagonista la Federal Reserve. La vittima sacrificale scelta è stata l’euro, così la Fed, con l’intermediazione di Goldman Sachs e Morgan Stanley ha scelto lo yen. Sebbene non esistano dati ufficiali, diversi elementi suggeriscono che possa essersi attestato tra i 5 e i 10 miliardi di dollari.
La manovra, condotta anche con la Banca centrale europea, è arrivata dopo che il 23 luglio lo yen era precipitato rispetto al dollaro ai minimi dal 1986, spinto al ribasso dai timori degli investitori per il rincaro del greggio e per le coperture fiscali ai piani di stimolo della premier Sanae Takaichi, sfiorando quota 164.
L’azione congiunta ha impresso una scossa immediata. Lo yen ha inanellato una serie di sei sedute in rafforzamento: giovedì il dollaro ha ceduto circa il 4% a fronte di acquisti stimati da analisti e broker per oltre 88.400 miliardi di yen (pari a 52,8 miliardi di dollari) da parte delle autorità giapponesi, mentre ieri si è attestato a 156,8 yen.
Non si tratta di un unicum, nel 1998, nel pieno della crisi asiatica, gli Usa erano scesi in campo a sostegno della valuta nipponica, mentre nel 2011 l’intervento fu di segno opposto, pensato per indebolire una moneta schizzata alle stelle dopo il terremoto di Tohoku.
A confermare l’asse politico-finanziario è stato lo stesso ministro del Tesoro statunitense, Scott Bessent (in foto), che su X ha citato lo «stretto coordinamento» tra le due nazioni in vista dell’incontro con il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, al G20 in Carolina del Nord.
Dal canto suo, la BoJ lo scorso venerdì, ha confermato i tassi all’1%, ma Ueda ha rassicurato il mercato sulla volontà di non restare «dietro la curva», segnalando una crescente attenzione ai rischi al rialzo per un’inflazione vicina al target del 2%. Come ha sottolineato il viceministro delle Finanze Atsushi Mimura, la cooperazione strategica ha ormai superato il piano teorico. Dopo gli 11,7 mila miliardi di yen già impiegati da Tokyo tra aprile e maggio, il sostegno statunitense potrebbe infatti garantire alla valuta nipponica una stabilità più duratura.
