A pesare sul mercato non ci sono solo le tensioni in Medioriente - che spingono i costi di benzina e bollette alle stelle - ma anche la guerra tra Ucraina e Russia. L’indice Bloomberg Agriculture Spot, che tiene traccia dei 10 principali prodotti agricoli, ha registrato un aumento di oltre il 13% nel mese di agosto, con il rialzo più forte dal luglio 2012 e il principale motore di questa crescita è il grano.
Se già la guerra ucraina ha reso difficilmente accessibile i grandi granai d’Europa, gli ultimi attacchi ai porti del Mar Nero non hanno fatto altro che aggravare ulteriormente la situazione. Sembra insomma che la guerra del grano stia entrando nel vivo più che mai, anche perché Ucraina e Russia insieme rappresentano oggi oltre un quarto delle esportazioni mondiali di grano e la prima ha detto che sarà costretta a seminare meno grano nel 2027, perché senza uno sbocco esterno, l’invenduto rimane troppo alto. Il problema è che ci sono poche alternative per l’Europa: la qualità del grano argentino è discutibile, il Canada ha dei limiti, l’Australia presenta vincoli di capacità di esportazione e, in quanto fornitore di ripiego, gli Stati Uniti offrono grano a prezzi sempre più elevati. Senza contare che le rinnovate tensioni in Medioriente stanno riaccendendo i timori riguardo ai flussi di carburante e fertilizzanti, fattori di produzione vitali per gli agricoltori di tutto il mondo.
Il rapido aumento dei costi, però, non investe solo il grano: i futures sul cotone hanno raggiunto il livello più alto in quasi due anni e mezzo (93,3 centesimi per libbra), dal momento che la ripresa delle ostilità ha causato un aumento del prezzo del petrolio, rendendo la fibra naturale più competitiva rispetto alle alternative derivate dal petrolio, come il poliestere. Poi ancora, lo zucchero e il cacao hanno registrato un aumento di circa il 20%, mentre il rafforzarsi del fenomeno El Niño alimenta i timori per le condizioni meteorologiche. Tra guerre, cambiamento climatico e incertezza, ogni singolo settore ne rimane colpito.
