Chi è un oracolo? Tornando indietro al mondo classico è quella la divinità che, debitamente consultata su un tema di una certa rilevanza, emette attraverso la propria bocca un vero e proprio responso. Che è ben di più di un semplice parere. Per l’indubitabile autorevolezza di chi proferisce verbo. Ed è questa la ragione per cui ci si rivolge all’oracolo. In tempi più prossimi a noi il mondo della finanza ha avuto il suo oracolo: Warren Buffett. Per l’appunto soprannominato l’0racolo di Omaha, per la sua abilità sul terreno insidioso delle previsioni circa gli investimenti finanziari. In pratica quando ha detto la sua è sempre convenuto prestargli ascolto. Adesso ha deciso di cedere la presidenza di Berkshire Hathaway, che guidato per oltre sessant’anni, al figlio Howard Buffett. Conservando per sé un posto nel cda e la presidenza onoraria. Non certo un’uscita di scena, ma un passo di lato.
Un oracolo non va mai pensione. Il mercato è sempre stato il suo territorio di riferimento. E la libertà di frequentarlo un autentico comandamento. In un tempo come l’attuale, nel quale stanno riaffiorando pensieri ostili al mercato e alle sue dinamiche liberiste, dire dell’originalità e della genialità di Buffet significa ancorarsi all’unica prospettiva economico/finanziaria sensata. La sua lezione principale: considerare le azioni come parti di aziende reali, non semplici pezzi di carta. E dunque privilegiare il lungo termine e la stabilità aziendale rispetto alla speculazione.
Da qui ne deriva una profonda stima verso l’economia reale e ciò che rappresenta per mantenere in salute la coesione sociale. Invece la speculazione eretta a sistema, in una qualche misura non rende un buon servizio al mercato. Gli speculatori tutti di un pezzo evidentemente non hanno inteso ascoltare i responsi dell’oracolo di Omaha. Disattendendo così un suo prezioso e realistico richiamo: «Ci sono voci più anziane e sagge che possono sempre aiutarti a trovare il giusto sentiero, se solo sei disponibile ad ascoltarle».
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