Le scosse partite dai giganti di Washington arrivate fino alla Cina legate al futuro dell’intelligenza artificiale si sono scaricate ieri pesantemente sulle principali Borse globali. In una giornata nera per i listini globali, su Piazza Affari a Milano le vendite hanno colpito in primo luogo i titoli più esposti alla filiera dell’innovazione e della tecnologia: Stmicroelectronics ha ceduto il 6,5%, mentre Avio ha chiuso in calo del 3,2%, perchè anche se la scossa arriva da lontano, il mondo delle nuove tecnologie è profondamente interconnesso.
A innescare il sell-off sui semiconduttori sono stati gli appelli del fine settimana lanciati dai leader del settore - da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic a Sam Altman, fondatore di OpenAI, passando anche per Elon Musk - sui rischi di uno sviluppo accelerato dell’IA. Amodei ha evocato un complesso dilemma geoeconomico: frenare è prudente, altrimenti i rischi potrebbero finire fuori controllo, ma allo stesso tempo rallentare oltre misura rischia di cedere il vantaggio strategico ai progetti del Partito comunista cinese, con implicazioni dirette sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
La risposta del presidente Donald Trump è stata un fermo rifiuto a frenare la tecnologia, esortando a non uccidere la gallina dalle uova d’oro. Il cortocircuito tra le preoccupazioni dei big dell’IA e la rigidità della Casa Bianca ha spaventato gli investitori di tutto il mondo. A Tokyo, SoftBank, uno dei principali finanziatori di OpenAI, ha lasciato sul terreno il 10%, zavorrando l’indice Nikkei (-0,81%). L’ondata ribassista tra i produttori di microchip ha poi travolto Wall Street fin dai primi minuti, affondando i giganti dell’hardware. In apertura di Borsa scivolone del 3% per Nvidia, mentre Broadcom, Amd, Intel e Marvell Technology hanno registrato flessioni comprese tra il 4% e il 6%.
Mentre il futuro delle nuove tecnologie è ancora incerto, gli effetti sul mercato sono già evidenti a tutti.
