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Borsa e mercati

IA, Trump nega i rischi: “Non bisogna rallentare”

Ieri OpenAi e Anthropic hanno perso 270 miliardi di dollari di valore sulle piattaforme virtuali mentre Altman ha posticipato al 2027 la sua Ipo

Malumori La Casa Bianca intende mantenere il vantaggio sulla Cina per l'IA

«Non vi mentirò: ci sono pericoli reali e credo che per troppo tempo l’industria abbia mentito alla gente sul fatto che l’IA comportasse dei rischi». Lo ha affermato ieri in un’intervista alla Cbs Dario Amodei, Ceo di Anthropic. «Non significa che dobbiamo farci prendere dal panico oggi o che dobbiamo fermare tutto», ha aggiunto. Eppure i mercati sembra non abbiano recepito questo secondo messaggio. Così nel corso del weekend, a Borse chiuse, in poche ore Anthropic e OpenAI hanno visto andare in fumo oltre 270 miliardi di dollari di valutazione implicita su Hyperliquid. Il movimento più violento riguarda OpenAI, con il contratto in calo di circa l’11%, portando la valutazione implicita della società che controlla ChatGPT intorno a 1.465 miliardi di dollari.

Donald Trump ieri si è scagliato contro le parole di Amodei, e indirettamente contro Altman e Musk che lo hanno seguito a ruota. Sottolineando che la competizione viene prima: «Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’intelligenza artificiale e, francamente, voglio che le cose restino così». Questo però non ha frenato l’annuncio del fondatore di OpenAI di voler posticipare lo sbarco a Wall Street al 2027, così da frenare la corsa sfrenata dell’IA. In realtà, questa notizia non è una novità assoluta, sono mesi che dentro a OpenAI si discuteva per capire se portare a termine un’Ipo in contemporanea con Anthropic fosse o meno una buona idea. Forse aspettare il 2027 porta un doppio vantaggio: da una parte avere meno competizione sulla raccolta e dall’altra, chiaramente, dimostrare nella pratica di credere in un sistema etico, dove la sicurezza arriva prima del guadagno. Quale dei due prevalga, non è nostro compito definirlo.

Accanto agli imprenditori che hanno reso l’intelligenza artificiale il fenomeno che tutti noi oggi conosciamo, anche l’ex-presidente degli Stati Uniti Barack Obama, avverte che l’IA potrebbe essere «pericolosa» se non gestita correttamente e ha esortato i Dem a elaborare programmi politici e di governo per affrontare il problema. Sul fronte opposto si erge appunto Trump. «Ci sono molte forze negative che chiedono un rallentamento e non dovrebbero farlo. Parlano di cose che non succederanno», ha velocemente minimizzato il tycoon. Non focalizzandosi però tanto sulla fame di innovazione, quanto sulla competitività con la Cina.

E infatti, mentre negli Stati Uniti si discute di un freno, la Cina prende sempre più velocità, parlando della creazione di una «zona di intelligenza artificiale open source» per gli undici paesi membri dei Brics. Il piano è quello di crescere rapidamente insieme, consolidando le basi di un sistema di profonda cooperazione tra i Paesi emergenti e quelli del Sud del mondo.

E in Italia? Chiaramente i ritmi di crescita dell’IA non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli statunitensi, ma le banche italiane stanno già lavorando su un piano d’azione sui rischi cyber legati proprio all’intelligenza artificiale. La richiesta era arrivata nei mesi scorsi dalle autorità dalla Banca d’Italia e dalla Bce e, per le banche più grandi la scadenza è stata fissata al 31 ottobre. Perché è vero che l’IA permette alle banche di innovarsi velocemente, ma aumenta anche la velocità dei rischi a cui sono esposte.

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